Un itinerario in memoria di Aldo Moro: cinque targhe in città per ricordare la vita dello statista

Dall'istituto d'arte 'Renato Moro' a via Murat, dove visse dal '34 al '39, le targhe saranno un modo per raccontare ai baresi il legame del politico con la città

Un percorso simbolico per onorare Aldo Moro a 40 anni dal suo omicidio, attraverso la realizzazione di cinque targhe in pietra da posizionare in altrettanti luoghi della città di Bari che hanno segnato la vita dell’uomo e del politico. La proposta dell’assessore alle Culture e al Turismo Silvio Maselli è stata approvata questa mattina dalla giunta comunale.

"L’amministrazione comunale - si legge in una nota del Comune - intende così offrire ai cittadini un’occasione per conoscere alcuni periodi trascorsi da Aldo Moro a Bari, città in cui si è formato, ha insegnato e a cui era particolarmente legato".

Le targhe saranno collocate presso l’Istituto d’arte “Renato Moro”, in viale Vittorio Veneto, dove è ubicato il busto bronzeo dell’ispettore centrale Renato Moro, forgiato dallo scultore barese Sblendorio e inaugurato proprio da Aldo Moro l’11 maggio 1961; in via San Francesco d’Assisi 13, dove era ubicato, fino a qualche anno fa, il tribunale militare nel quale Aldo Moro ha esercitato la funzione di sostituto procuratore militare da novembre del 1942 al 30 giugno 1944, in piazza Garibaldi, presso la parrocchia Santa Maria del Rosario, dove Aldo Moro ha frequentato la chiesa gestita dai padri domenicani dal 1934 al 1946, quando fu eletto deputato dell’Assemblea Costituente; in via Crisanzio 119, edificio presso il quale Aldo Moro esercitò la professione legale con Del Prete e De Robertis, in via Gioacchino Murat 51/F, luogo in cui dove ha abitato con i genitori Renato Moro e Fida Stinchi e i quattro fratelli dal 1934 al 1939.

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“Aldo Moro è stato tra i più importanti statisti del Novecento - ha commentato Silvio Maselli -. Ricordarne la grandezza e l’importanza per la città di Bari e per la democrazia italiana, in occasione del quarantennale dalla sua morte violenta, peraltro non priva di ombre inquietanti, ci sembra necessario e utile, anche al fine di tramandare alle future generazioni l’amore per la storia, favorendo una rinnovata consapevolezza”.
 

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