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Tendopoli ex-Set, i migranti al Comune: "Qui in condizioni precarie, dopo due mesi nessuna risposta"

I rifugiati della struttura di via Brigata Regina scrivono alle istituzioni e annunciano una manifestazione di protesta: "La nostra situazione di vita è peggiorata e nessuno ci dice quanto docremo restare qui"

Chiedono risposte certe dalle istituzioni, e soluzioni che possano garantire loro una condizione di vita dignitosa. E per richiamare l'attenzione sulla loro situazione sono pronti a manifestare venerdì prossimo, in piazza Prefettura, per chiedere un incontro con Comune e Prefettura. Sono i circa 150 migranti che attualmente vivono nella tendopoli allestita dal Comune nel capannone dell'ex Set, in via Brigata Regina.

A novembre, dopo l'incendio nell'ex casa del Rifugiato nella quale vivevano, il Comune ne ha disposto il trasferimento nella struttura del Libertà. Ma nel capannone le condizioni di vita sono precarie, denunciano i rifugiati, che a due mesi dallo spostamento in quello che sarebbe dovuto essere un alloggio 'temporaneo e di emergenza', ancora non hanno certezze sulla loro futura sistemazione.

"Ora che siete intervenute voi come Istituzioni- scrivono i migranti in una lettera aperta rivolta a Comune e Prefettura e diffusa dal collettivo 'Rivolta Sud' - la nostra situazione di vita, rispetto a quella presente nella Casa del rifugiato, è peggiorata. All'interno di ogni tenda dormiamo in otto persone tra cui donne, alcune incinta, e nuclei familiari. Il capannone è umido, quando piove gocciola, molti di noi si ammalano senza mai guarire del tutto, mettendo a rischio tutti gli altri compagni di tenda. Spesso siamo anche costretti a chiamare l'ambulanza". "Alla Casa del rifugiato - proseguono - quando siamo entrati, non c'era nulla; ma dopo qualche settimana con lavori di carpenteria abbiamo creato delle stanze confortevoli, dove vivevamo in due o tre persone. Vivevamo con maggiore serenità, senza tensioni tra di noi e con meno problemi di salute. Spesso alcune associazioni ci portano da mangiare, ma per noi questo è secondario. Non vogliamo essere trattati come dei poveracci e con atti di carità, bensì vogliamo essere messi nelle condizioni di lavorare, vivere in una casa e in città in maniera dignitosa, senza elemosinare cibo o altro".

"Nelle ultime settimane - raccontano - ci sono stati degli incontri tra di noi e la rappresentante del Comune, la signora assessora al Welfare. Ma al momento non abbiamo ricevuto delle risposte chiare e nessun atto concreto rispetto a quello che abbiamo sempre richiesto per migliorare la nostra vita. Secondo la legge e i trattati internazionali, siccome siamo rifugiati politici avremmo diritto ai dei servizi di base che al momento, dopo anni di permanenza qui in Italia e a Bari non abbiamo tuttora ricevuto". "Abbiamo diritto a ricevere la residenza, anche attraverso l'utilizzo dell'indirizzo virtuale via città di Bari. A molti di noi sta scadendo il permesso di soggiorno, se non riceviamo la residenza non possiamo rinnovarlo e rischiamo di diventare irregolari per la legge italiana. Vogliamo vivere regolarmente per trovare un lavoro regolare".

"Ci avevano detto - scrivono ancora i rifugiati - che le tende erano una sistemazione temporanea e di emergenza, ma al momento non conosciamo ancora per quanto tempo rimarremo qui e non sappiamo dove andremo. Ormai è quasi un anno che proponiamo di recuperare e fare dei lavori all'interno di un edificio abbandonato del Comune, ma nessuno ci dà delle risposte". "Per tutte queste ragioni - concludono - abbiamo deciso di organizzare una manifestazione per venerdì mattina 9 gennaio per incontrare insieme i rappresentanti delle Prefettura e del Comune di Bari. Per ricevere delle risposte concrete alle nostre domande".

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