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Migranti, sit-in di protesta in centro: "Tendopoli invivibile, le istituzioni ci diano risposte"

Davanti alla Prefettura la protesta dei rifugiati che da circa due mesi vivono nei capannoni dell'ex Set. Al termine del sit-in l'incontro con con il prefetto: in arrivo i fondi del Ministero dell'interno per l'acquisto di container e il rilascio della residenza dal Comune di Bari

Sono scesi in strada per chiedere un alloggio dignitoso, e il riconoscimento di quei diritti legati alla seconda accoglienza che consentano loro di trovarsi un lavoro e condurre un'esistenza normale. Questa mattina, i migranti che da circa due mesi vivono nella tendopoli allestita dal Comune nei capannoni dell'ex-Set hanno organizzato un  sit-in di protesta davanti alla Prefettura.

LA SITUAZIONE NELLA TENDOPOLI  E LA RICHIESTA DEI MIGRANTI - Al centro della contestazione, innanzitutto, le condizioni di vita all'interno della struttura. Comune e Prefettura avevano assicurato che si sarebbe trattato di una sistemazione temporanea, ma dopo due mesi, denunciano i migranti, tutti  rifugiati politici, non hanno ancora ottenuto risposte chiare sul loro futuro. "Il capannone è umido, quando piove l'acqua gocciola dentro - raccontano - molti di noi si ammalano senza mai guarire del tutto, siamo stati più volte costretti a chiamare l'ambulanza". A ciò si aggiunge il sovraffollamento: al momento gli ospiti della tendopoli sono circa 180, ogni tenda è occupata da otto persone, tra cui anche donne sole, incinte o con bimbi piccoli, costrette a condividere gli spazi con uomini. Una situazione che, dicono, rappresenta una regressione rispetto a quella dell'ex convento di Santa Chiara: "Quando siamo entrati lì non c'era nulla, poi da soli, con lavori di carpenteria, abbiamo creato delle stanze confortevoli, in cui vivevamo in due-tre persone". Da qui la proposta dei migranti: utilizzare parte dei fondi - un milione e 600mila euro - attesi dal Ministero dell'Interno per l'acquisto dei prefabbricati, per riqualificare invece un immobile in disuso che possa essere utilizzato come alloggio.

IL PROBLEMA DELLA RESIDENZA - Ma alla base della protesta non ci sono soltanto le precarie condizioni di vita nel capannone. C'è anche la questione legata al rilascio della residenza (anche attraverso l'indirizzo 'virtuale' "via città di Bari, istituito dal Comune qualche anno fa), necessaria per chiedere, ad esempio, il rinnovo del permesso di soggiorno. Nonostante le promesse fatte in precedenza dal Comune, i migranti ne sono ancora sprovvisti. "Già 60 di loro - spiegano i rappresentanti del collettivo 'Rivoltiamo la precarietà' - non hanno potuto rinnovare il permesso di soggiorno per questa ragione, e altri si ritroveranno a breve con lo stesso problema".

LA PROTESTA E L'INCONTRO CON IL PREFETTO - Nel corso del sit-in si sono registrati attimi di tensione, quando alcuni manifestanti - subito bloccati dai compagni - hanno cercato di ostacolare il ambulanza bloccata-2passaggio di un'ambulanza. Una delegazione di migranti, accompagnata da mediatori del collettivo 'Rivoltiamo la precarietà', è stata poi ricevuta dal Prefetto Antonio Nunziante, insieme all'assessore comunale al Welfare Francesca Bottalico e all'assessore ai Lavori pubblici Galasso. Il prefetto ha assicurato che nei prossimi giorni arriveranno i fondi del Ministero per l'acquisto dei prefabbricati. Spetterà poi al Comune indire la gara d'appalto ed individuare l'area per la collocazione dei contaneir per la seconda accoglienza. "Ma - sottolineano dal collettivo - sull'intera operazione non sono stati dati tempi". Dovrebbe sbloccarsi invece la prossima settimana, secondo quanto riferito dall'assessore Bottalico, la situazione relativa all'ottenimento della residenza. Bocciata invece la proposta di destinare parte dei fondi al recupero di un edificio abbandonato, poichè tale ipotesi non rientrerebbe negli usi previsti dai finanziamenti concessi dal Ministero dell'Interno.

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