Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Tentato omicidio Giuseppe Mercante, tre arresti nel clan Telegrafo

Operazione della polizia coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia: presi i presunti responsabili dell'agguato avvenuto nel 2012, in cui rimase ferito il presunto capoclan del quartiere Libertà

Un tentato omicidio "eccellente", che riaccende la rivalità tra i clan Mercante e Telegrafo, in lotta per la gestione delle attività illecite - spaccio ed estorsioni innanzitutto - nei quartieri Libertà e San Paolo. L'agguato al boss Giuseppe Mercante, detto 'Pinucc u drogat' e considerato a capo dell'omonimo clan del Libertà, avviene il pomeriggio del 22 agosto 2012, in via Nicolai, nel cuore del quartiere. Mercante, scarcerato da pochi mesi dopo un lungo periodo di detenzione, viene gravemente ferito da due colpi di pistola mentre si trova nei pressi di una pescheria.

Dopo lunghe indagini coordinate dalla Dda, gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Bari, guidati dal dirigente Luigi Rinella, hanno chiuso il cerchio su quell'episodio, arrestando i presunti responsabili. Un agguato che - hanno ricostruito gli investigatori - si colloca nella guerra tra i clan Mercante e Telegrafo. La rivalità, cominciata nel 2005 con l’omicidio di Amleto Mercante, fratello di Giuseppe, si acuisce proprio con il ferimento di 'Pinucc u drogat' e sfocia poi, nel dicembre 2014, nell'omicidio di Donato Sifanno, nipote di Giuseppe Mercante, che viene ferito mortalmente a colpi di Kalashnikov al quartiere San Paolo. 

In manette, con le accuse, a vario titolo, di tentato omicidio, porto e detenzione di armi da sparo e ricettazione, sono finiti Donato Telegrafo, 29 anni, e il fratello Arcangelo (24 anni), già detenuto a Lecce per l'omicidio Sifanno, e Tonino Rizzo, 32 anni, appartenente all'omonimo gruppo criminale di Rutigliano 'alleato' dei Telegrafo in particolare per lo spaccio di sostanze stupefacenti.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Donato Telegrafo sarebbe stato il mandante dell'omicidio poi fallito, mentre il fratello Arcangelo, insieme a Rizzo, avrebbe compiuto materialmente l'agguato, arrivando sul posto con uno scooter. A bordo dello stesso mezzo (ripreso da alcune telecamere di videosorveglianza) subito dopo aver compiuto il fatto, i due avrebbero poi lasciato Bari, imboccando la tangenziale e rifugiandosi in una villa nelle campagne di Monopoli. E' qui che successivamente, nel corso delle indagini, gli agenti della Squadra Mobile ritrovato lo scooter utilizzato per l'agguato, bruciato ma solo in parte dato alle fiamme. Nei giorni successivi all'agguato, il clan Mercante risponde: colpi d'arma da fuoco vengono esplosi all'indirizzo di abitazioni o attività commerciali ritenute vicine al clan rivale. Uno di questi episodi viene riferito dallo stesso Sifanno allo zio, Pinuccio Mercante, mentre ancora si trova in ospedale dopo il ferimento.

Le indagini intanto vanno avanti, fino ad arrivare ad una testimonianza che si rivela decisiva per 'incastrare' tutti i pezzi e chiudere il cerchio sui presunti responsabili. E' il racconto di un barbiere di Monopoli, che riferisce come un giorno di agosto - che, ricostruiscono poi gli investigatori, è quello successivo all'agguato - Antonio Rizzo abbia portato nella bottega suo figlio e un altro giovane, chiedendo al barbiere di rasarli completamente. Proprio i due giovani, avrebbero poi fatto riferimento all'agguato compiuto il giorno prima a Bari, spiegando così la necessità di rendersi irriconoscibili rasando a zero barba e capelli.

*Ultimo aggiornamento ore 13.30

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