Cronaca

Test truccati a Medicina, per il gup nessuna "associazione per delinquere"

Assolti Marcantonio Pollice, docente in pensione considerato la mente dell'organizzazione, suo figlio e sua moglie. Il processo riguardava le irregolarità nei test di ammissione svolti nel 2007 a Bari, Foggia, Ancona e Chieti

I test d'ingresso furono pilotati, ma dietro la truffa non ci fu una vera e propria 'associazione per delinquere'. E' questa la posizione espressa oggi dal gup del Tribunale di Bari Marco Guida in merito alla vicenda dei test truccati per l'ammissione alle facoltà alle facoltà a numero chiuso di Medicina e Odontoiatria delle Università di Bari, Foggia, Ancona e Chieti nel 2007.

Il gup ha infatti assolto dall'accusa di associazione per delinquere "perchè il fatto non sussiste" tre imputati, a processo con rito abbreviato: il 70enne Marcantonio Pollice, biologo e docente di liceo in pensione, suo figlio odontoiatra, Giulio, e sua moglie Paola Favaretto.

Nel dicembre 2011 i tre avevano già patteggiato, nell'ambito dello stesso procedimento, pene a un anno e otto mesi di reclusione (Pollice) e un anno e due mesi gli altri due, per i reati di truffa aggravata all'Università e di peculato. Nel processo con rito abbreviato erano imputate altre 7 persone, tra studenti e genitori, accusati di truffa. Tre di loro sono stati condannati a un anno di reclusione (pena sospesa), a una multa di 600 euro e al pagamento di un risarcimento danni di 15.000 euro. Gli altri quattro sono stati assolti "per non aver commesso il fatto".

Secondo l'accusa, Pollice con la moglie, il figlio e altri quattro professionisti - il ginecologo Giuseppe Varcaccio, il professor Maurizio Procaccini, direttore della cattedra di odontoiatria di Ancona, il tecnico informatico Francesco Avellis ed Emanuele Valenzano, padre di uno dei candidati (questi quattro insieme ad altre 82 persone a processo con rito ordinario) - avrebbero allestito per i test del 4 e 5 settembre 2007 due centrali operative da cui partivano via sms le risposte ai quesiti ministeriali. I genitori sarebbero stati direttamente coinvolti nella truffa in qualità di intermediari con le centrali operative. Per questa vicenda altri 30 imputati, tra studenti e genitori, hanno patteggiato una pena a 4 mesi di reclusione (convertita nella sanzione pecuniaria di 5 mila euro) e concordato con l'Università un risarcimento danni pari a 10 mila euro ciascuno. (fonte: Ansa)

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