Cronaca

Traffico di droga tra l'Italia e l'Albania, sgominata organizzazione: dodici arresti

In manette dodici narcotrafficanti albanesi, coinvolti anche due cittadini italiani. Il porto di Bari punto di snodo dei traffici illeciti

Sequestro di droga nel porto di Bari

Dodici narcotrafficanti albanesi e due cittadini italiani arrestati, 17 chili di eroina e 2,5 di cocaina sequestrati. Sono i risultati dell'operazione "Riviera" avviata nel 2010 e conclusa dai militari del Gico della Guardia di Finanza di Bari, che hanno smantellato un'organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di droga.

Gli arresti sono stati eseguiti in diverse città italiane e all'estero (4 ancora latitanti tra cui il capo, Emiljano Spahiu, di 35 anni). I cittadini italiani coinvolti sono stati invece arrestati nelle scorse settimane nell'ambito della stessa indagine. Si tratta di Mauro Todisco di Barletta, trovato in possesso di 11 chili di 'skunk' (marijuana molto forte) e 600 grammi di hashish del valore di 650 mila euro e arrestato lo scorso 7 luglio, e il bresciano Alessandro Pace, che custodiva nel suo cantiere edile 620 chili di marijuana (arrestato a inizio giugno).

ARRESTI E SEQUESTRI: GUARDA IL VIDEO DELL'OPERAZIONE

IL TRAFFICO ILLECITO - Punto di arrivo e smistamento della droga proveniente dall'Albania era il porto di Bari. L'operazione, infatti, ha preso il nome proprio dalla motonave, la "Riviera", a bordo della quale la droga giungeva nel porto di Bari.  Il traffico - hanno ricostruito gli investigatori - era gestito dall'Albania, dove c'era la base logistica dell'organizzazione e dove si tenevano i summit tra i sodali. La droga veniva poi portata in Grecia, a Patrasso, per lo stoccaggio. Quindi imbarcata per l'Italia, passando per Bari. Il referente pugliese dell'organizzazione, Delay Besnik, è stato arrestato a Foggia. Era lui a gestire i carichi di stupefacente che in parte restavano in Puglia (ma non a Bari dove le locali organizzazioni criminali non permettevano lo spaccio ad altri gruppi), ma che soprattutto venivano trasferiti nel nord Italia, nel milanese, dove era stato allestito un vero e proprio laboratorio destinato al taglio e al confezionamento della droga.

L'EVOLUZIONE DELLA MAFIA ALBANESE - Dopo aver inizialmente commercializzato la marijuana prodotta in patria, oggi il ruolo dei criminali albanesi si è elevato da quello iniziale di semplici “corrieri” a quello di importanti ed affidabili referenti delle organizzazioni di trafficanti delle aree di produzione, di transito, di stoccaggio e di consumo. Ma l’evoluzione criminale albanese non ha riguardato solo i narcos: la qualità dello stupefacente coltivato nel Paese delle Aquile è progressivamente migliorata, soprattutto per quanto attiene la marijuana che, da una primordiale produzione, quasi a “conduzione familiare”, ha oggi raggiunto livelli di coltivazione industriale (mediante apposite serre in grado di assicurare una costante infiorescenza anche nei mesi freddi.

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