Domenica, 20 Giugno 2021
Cronaca

Commercio illegale di specie protette, il business in mano ai clan

Secondo i dati forniti dal Corpo forestale dello Stato l'importazione illegale di piante e specie animali protette è diventata un business per la criminalità organizzata, secondo, per importanza e proventi, solo al traffico internazionale di droga. E i porti pugliesi si confermano punto di snodo cruciale

Un business in costante ascesa negli ultimi anni, cresciuto fino a diventare, nelle attività illecite gestite dalla criminalità organizzata, la seconda per importanza e proventi, dopo il traffico di droga. Si tratta del commercio illegale di animali e piante appartenenti a specie protette.

A fornire i dati che confermano la crescita di questo business è il Cites (convention on international trade in eddangered species) del Corpo Forestale.

Nell'arco del 2011, sono stati 387 i controlli effettuati in ambito doganale, in ditte circensi, in vivai o in esercizi commerciali, per citarne alcuni. Sono state 32 le persone denunciate; verbali elevati per 39mila euro; circa 100 gli esemplari di animali protetti sequestrati di cui l'80% rappresentato da tartarughe esotiche, pappagalli cenerini, iguane e un puma sequestrato a un circo a Brindisi. Riguardo alle piante, sono state 171mila quelle controllate di cui 600 sequestrate.

Nei percorsi seguiti dal traffico illegale di specie protette, i porti pugliesi si confermano punti di snodo cruciale, come confermano i frequenti sequestri, che riguardano soprattutto tartarughe e altri piccoli animali esotici.

Secondo Marino Martellotta, funzionario capo del Cites, sono le ecomafie a gestire il business dell'importazione di piante e specie protette aggiungendo questa attività al traffico dei rifiuti. E' un reato che si propaga attraverso mille rivoli - ha detto ancora - che arrivano arrivano fino al semplice turista che dai luoghi esotici vuole portarsi a casa il corallo o il carapace di una tartaruga.

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