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Droga nei 'doppifondi' dei mezzi e un'autorimessa come 'base' per le consegne: traffico internazionale di stupefacenti, 15 arresti

L'operazione 'Blue Box' condotta dalla Guardia di Finanza di Bari: il gruppo, con 'sede operativa' a Bisceglie, si muoveva tra il Barese, Spagna e Balcani. Sequestrati beni del valore complessivo di 3,5 milioni di euro

Quindici persone arrestate (dieci in carcere, cinque ai domiciliari), 28 indagati e beni per 3,5 milioni di euro sequestrati. Sono i numeri dell'operazione 'Blue Box', portata oggi a termine dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e della Stazione Navale di Bari, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia. 

Le accuse sono, a vario titolo, di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope aggravata dalla transnazionalità, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate, trasferimento fraudolento di valori e ricettazione. Tra i 15 arrestati, tre risultano far parte di nuclei familiari percettori di reddito di cittadinanza.

LE INTERCETTAZIONI E IL LIUNGUAGGIO CRIPTATO: "SEGNA OTTO DI INSALATA"

Il traffico tra Puglia ed estero e i sequestri di droga

Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo, composto da soggetti nati e residenti nelle province di Bari e Bat, aveva la sua 'sede operativa' a Bisceglie, ma era attivo anche all'estero, in particolare tra Paesi balcanici e Spagna, nel traffico di marijuana, hashish e cocaina. Nel corso dell'attività investigativa, sono complessivamente sequestrati 709,42 chili di marijuana, 1.036,86 di hashish, 333 grammi di cocaina, una pistola Glock, munizionamento di vario calibro, oltre 339.000 euro in contanti, 14 autoveicoli, 1 motoveicolo e 1 motopeschereccio, con la conseguente denuncia alla competente Autorità Giudiziaria di 25 soggetti, di cui 17 tratti in arresto in flagranza di reato. 

Il linguaggio in codice e l'autorimessa come 'base logistica'

Le indagini - sottolineano gli investigatori -  hanno dimostrato come i componenti dell’associazione per delinquere prediligessero intrattenere contatti tra di loro nonché con terzi fornitori o clienti delle sostanze stupefacenti, soprattutto attraverso contatti diretti e solo in pochi casi mediante l’uso delle utenze. Inoltre, dalle attività intercettazioni è emerso come gli associati utilizzassero, comunque, un linguaggio in codice con termini allusivi. L’interpretazione del linguaggio criptico operata dagli investigatori ha trovato conferma nelle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, già soggetto con ruolo apicale del gruppo mafioso Palermiti-Milella da sempre dedito al narcotraffico. I trafficanti, sospettando di potere essere intercettati, avrebbero inoltre cercato, nel tempo, di ridurre al minimo tale rischio avendo cura di utilizzare utenze dedicate intestate a prestanome.  Innumerevoli sono stati gli espedienti cui avrebbe fatto ricorso l’organizzazione criminale per occultare la presenza delle sostanze stupefacenti: difatti, i sodali utilizzavano automezzi dotati di “doppi fondi” per il trasporto della merce illecita e di un’autorimessa a Bisceglie per nascondere, all’interno di automezzi che vi erano parcheggiati, il quantitativo e il tipo di droga, oggetto di precedenti trattative commerciali, al fine di consentirne il riservato prelievo dagli acquirenti. Inoltre, i sodali disponevano di una cassa comune nella quale confluiva il ricavato della vendita degli stupefacenti e dalla quale, decurtate le spese di approvvigionamento, attingevano per la ripartizione degli utili e per pagare le spese legali.

Oltre alle misure cautelari personali è in corso a carico dei componenti dell’organizzazione criminale anche il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca “per sproporzione” e“per equivalente”, di beni immobili, mobili registrati, tra cui una motonave da pesca, e rapporti finanziari per un valore complessivo di 3,5 milioni di euro.

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