Traffico internazionale di rifiuti tra Puglia, Africa e Asia: tre imprenditori arrestati, sequestrati beni e aziende

Operazione di Carabinieri Forestali e Dda: tra gli imprenditori arrestati vi sono un egiziano e due pugliesi di Ruvo e Andria

La conferenza stampa con il procuratore Giuseppe Volpe

Vecchi veicoli fuori uso, smontati e tagliati a pezzi per essere inviati verso Paesi africani e asiatici, attraverso spedizioni transfrontaliere clandestine. Ufficialmente, i carichi che transitavano attraverso il porto di Bari - ma anche attraverso quelli di Genova o Salerno - erano costituiti da 'pezzi di ricambio'. Nei fatti, "munnizz" (come gli stessi indagati, intercettati, la definivano), ovvero parti di veicoli non trattate né bonificate (cabine, pneumatici, serbatoi, motori, marmitte), quindi rifiuti speciali pericolosi e non, destinati ad essere smaltiti illecitamente in Paesi come Libia, Egitto, Iran, e ancora Nigeria, Tunisia, Somalia, Togo, Afghanistan.

A far luce sul traffico internazionale di rifiuti, l'operazione 'Cannibal Cars' condotta dai Carabinieri Forestali del Gruppo di Bari, che ha portato oggi all'arresto di tre imprenditori, insieme al sequestro per equivalente di beni per un totale di un milione e settecentomila euro, e di quattro aziende. Altre sette persone sono indagate. "Un'indagine complessa", ha sottolineato in conferenza stampa il Procuratore Giuseppe Volpe, durata due anni e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari.

L'organizzazione

Secondo quanto accertato dalle indagini, i veicoli fuori uso venivano cannibalizzati presso un’azienda (peraltro non autorizzata all'attività di centro di raccolta), attestando falsamente la loro trasformazione in pezzi di ricambio. Nella conduzione dell’attività illecita, il gruppo organizzato si avvaleva anche di consulenti ambientali - in particolare ingegneri ambientali, anch'essi indagati - che avrebbero aiutato le aziende a dotarsi delle dichiarazioni nelle quali si attestava falsamente l’avvenuta "messa in sicurezza e bonifica mediante le operazioni di aspirazione degli olii e liquidi ivi contenuti e mediante smontaggio dei relativi filtri" ad opera di ditte specializzate e delle false documentazioni utilizzate per presentare come parti di ricambio i rifiuti esportati. Oltre 3500 le tonnellate di rifiuti illecitamente esportati, con un indebito profitto stimato in 1.700.000 euro, derivante dal risparmio di spesa per la mancata attivazione delle corrette procedure di gestione e recupero dei rifiuti prescritte dalla legge, e dai ricavi delle vendita illecita dei rifiuti stessi. Enorme anche il prevedibile impatto ambientale del traffico sui Paesi di destinazione dei rifiuti. Un volume d'affari rilevante, quello raggiunto dalla presunta organizzazione,  e disturbato dalle indagini dei Forestali tanto da indurre uno degli indagati a dire, in una delle conversazioni intercettate: "Uccidi il Forestale".

Gli arrestati

L’indagine è stata condotta dai Carabinieri Forestali del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale di Bari con la collaborazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli-Direzione Centrale Antifrode e Controlli, che ha permesso agli investigatori di localizzare e bloccare i traffici in esportazione. Gli imprenditori arrestati sono l'egiziano Deyab Ashraf, Domenico Cassetta di Andria e Domenico Montaruli di Ruvo. A loro sono riconducibili le aziende sequestrate, ubicate a Palo del Colle, Ruvo di Puglia e Andria e sottoposte ad amministrazione giudiziale.

Il fenomeno e i controlli sul territorio nazionalenitti giannella-2

L'indagine, ha sottolineato in conferenza stampa il Comandante Regione dei Carabinieri Forestali, Giuseppe Silletti, testimonia l'impegno a 360 gradi dei Forestali sul tema dei rifiuti e della tutela dell'ambiente, che si estende dal 'micro' fenomeno dell'abbandono dei rifiuti nelle campagne a quello, appunto, dei traffici transnazionali. Un piano sul quale - ha rimarcato il sostituto procuratore Antimafia di Bari, Renato Nitti - i controlli messi in atto dall'Italia si rivelano più efficaci che in altri Paesi europei, tanto da indurre uno spostamento di tali traffici verso i porti del Nord Europa, in particolare verso Belgio e Olanda, come emerso da recenti indagini e relazioni sul fenomeno.

*Ultimo aggiornamento ore 13.50

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