Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Tragedia Atr72 Bari-Djerba, mandato di arresto internazionale per il pilota

Chafik Gharby, condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione per il disastro aereo di Capo Gallo, è latitante. A luglio i parenti delle vittime avevano lanciato un appello al Ministero della Giustizia affinché i responsabili scontassero effettivamente le loro condanne

Un mandato di arresto europeo e ricerche in tutti i Paesi nei confronti di Chafik Gharby, primo pilota dell'Atr 72 della Tuninter, condannato a sei anni e otto mesi di reclusione per il disastro aereo dell'Atr 72 Bari-Djerba del 6 agosto del 2005.

Gharby, condannato in via definitiva nel marzo 2013 insieme ad altre sei persone (un altro pilota, il direttore generale, il direttore tecnico, i responsabili della manutenzione, e il meccanico, della Tuninter), è attualmente latitante, per questo l'autorità giudiziaria ha disposto le ricerche internazionali, estese anche ai Paesi extraeuropei.

La decisione è stata comunicata dal ministero della Giustizia ai difensori dei parenti delle vittime che lo scorso luglio avevano a loro volta scritto al ministro chiedendo di attivare tutte le procedure per dare esecuzione alla pena nei confronti dei sette condannati tunisini, nessuno dei quali è ancora in carcere. La nota è stata inviata l'altro ieri dal ministero ad uno dei difensori di parte civile, l'avv. Ascanio Amenduni. Nella nota è precisato anche che nei confronti degli altri condannati "sono in avanzata fase di svolgimento le procedure esecutive di competenza dell'autorità giudiziaria".

LA TRAGEDIA - L'Atr 72 precipitò il 6 agosto 2005 nelle acque di Capo Gallo, al largo di Palermo. Nello schianto l'aereo si spezzò in tre tronconi. Secondo l'accusa, i motori del velivolo, partito da Bari e diretto a Djerba, con 34 passeggeri e 5 membri dell'equipaggio, si spensero perché erano a secco e nessuno se ne accorse: sull' aereo erano stati montati indicatori di carburante di un altro modello di Atr. Errore umano, dunque. E sempre l'errore umano sarebbe stato causa dell'ammaraggio. Dall'inchiesta è emerso che il pilota, il tunisino Chafik Gharby, proseguì il volo, dopo essersi accorto che i motori si erano fermati, nonostante avesse il tempo di atterrare a Palermo.

LE VITTIME - Nella tragedia di Capo Gallo persero la vita sedici persone, altre 23 rimasero ferite. Quattordici furono le vittime pugliesi: Chiara Acquaro, 4 anni, Bari; Elisabetta Acquaro, 44 anni, Bari; Carmela Amoruso, 53 anni, Bari; Barbara Baldacci, 23 anni, Bari; Maria Grazia Berenato, 23 anni, Gioia; Francesco Cafagno, 23 anni, Bari; Antonella Capurso, 22 anni, Gioia; Paola Di Ciaula, 27 anni, Modugno; Raffaele Ditano, 35 anni, Fasano; Enrico Fallacara, 39 anni, Bitonto; Annamaria Palmisano, 53 anni, Crispiano; Isabella Ruta, 31 anni, Bari; Rosa Santoro, 46 anni, Canosa; Giuseppe Scarnera, 25 anni, Gioia. A perdere la vita anche due membri tunisini dell'equipaggio, Moez Bouguerra, capo cabina, e Harbaoui Chokri, meccanico di bordo.

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