Cronaca

Giornalisti in visita al CIE di Palese, il Comune: "Chiediamo che sia chiuso"

Nell'ambito dell'iniziativa "LasciateCIEntrare" promossa dalla Fnsi, una delegazione di giornalisti e rappresentanti delle istituzioni ha visitato oggi la struttura, già nei mesi scorsi oggetto dell'attenzione pubblica per una relazione diffusa dal Comune in cui venivano documentate le drammatiche condizioni di vita nel centro

Una delegazione di giornalisti e rappresentanti delle istituzioni locali ha visitato questa mattina il Centro di identificazione ed espulsione di Palese nell'ambito dell'iniziativa "LasciateCIEntrare", promossa dall'Assostampa Puglia e dalla Fnsi per chiedere che venga rimosso il divieto (stabilito dalla circolare n. 1305 del Ministero dell'Interno emanata il 1° aprile 2011) che impedisce ai cronisti di accedere a tali strutture.

Il CIE di Palese è stato già nei mesi scorsi al centro dell'attenzione pubblica per il degrado e le drammatiche condizioni di vita all'interno della struttura, documentati da una perizia fatta eseguire dal Comune di Bari. In seguito alla diffusione di quella relazione, la Procura di Bari ha aperto un fascicolo di indagine, mentre un'associazione di giuristi ha avviato una class action per chiedere l'immediata chiusura del centro.

Nella struttura di Palese sono attualmente rinchiusi 119 migranti - contro una capienza massima di 196 persone - ma le testimonianze raccolte dai giornalisti in visita al centro restano comunque allarmanti. "Ci trattano peggio degli animali e, per evitare proteste, ci riempiono di tranquillanti e altre medicine che ci fanno sempre dormire", racconta all'Ansa uno degli 'ospiti' del centro. In un modulo, 24 migranti si dividono un solo e una sola doccia, mentre raccontano di dover provvedere da soli alle pulizie dei servizi igienici, già vecchi e arrugginiti, con i muri scrostati e fatiscenti. Secondo quanto riferito dal responsabile della gestione del Cie, Umberto Carofiglio, sarebbero già stati aggiudicati, per 531.000 euro, i lavori per ristrutturare altri due moduli adesso chiusi.

"Continueremo a chiedere la chiusura di questa struttura - ha detto al termine della visita l'assessore alle politiche dell'accoglienza del Comune di Bari, Fabio Losito - che è davvero difficile non paragonare a un carcere, ma soprattutto un profondo mutamento delle politiche di accoglienza su scala nazionale ed europea". Dello stesso avviso l'assessore regionale alle Politiche giovanili, Nicola Fratoianni: "In un Paese civile è insopportabile, e lo diciamo con forza al ministro Cancellieri, che esistano luoghi nei quali si può essere reclusi fino a 18 mesi, peraltro in condizioni inumane, solo perché privi di un documento".

"Oggi più che mai - ha commentato il presidente dell'Associazione della stampa di Puglia, Raffele Lorusso - noi diciamo che bisogna continuare a entrare in queste strutture, semplicemente per fare il nostro lavoro: raccontare ai cittadini come si svolge la vita all'interno di queste strutture". "Questa - ha ricordato Lorusso - è una iniziativa che la Federazione nazionale della stampa ha promosso già l'anno scorso quando l'ingresso in queste strutture era assolutamente bandito. Ma da gennaio di quest'anno - ha concluso - una circolare del ministero dell'Interno ha reso meno stringenti vincoli e divieti, per cui, sia pure dopo lunghe trafile burocratiche, si riesce a entrare".
 

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