San Paolo, targa in memoria dei pregiudicati uccisi: rimossa dalla polizia

Era stata affissa abusivamente in via Piemonte, nel luogo del triplice omicidio del 2013: l'agguato sarebbe stato una vendetta per l'uccisione del capoclan Giacomo Caracciolese, di cui una delle tre vittime, Vitantonio Fiore, figlio del boss di San Pasquale, sarebbe stato l'esecutore materiale

La targa rimossa e distrutta dalla polizia

Era stata affissa abusivamente in via Piemonte, luogo del triplice omicidio di mala avvenuto nel maggio 2013, quando tre persone - tra cui Vitantonio Fiore, figlio del presunto boss di San Pasquale Pinuccio, vennero freddate a colpi di kalashnikov. Quella targa “In ricordo di Antonio Romito Claudio Fanelli Vitantonio Fiore" è stata ieri rimossa e distrutta dalla polizia.

La rimozione è stata eseguita a fronte di un provvedimento emesso dal Sindaco di Modugno, su segnalazione della Squadra Mobile della Questura di Bari.

IL TRIPLICE OMICIDIO E LE INDAGINI - La mattina del 19 maggio 2013 Fiore, Romito e Fanelli furono uccisi in un agguato ad opera di un commando i cui componenti erano armati di un fucile automatico AK 47 Kalasnikov e di una pistola semiautomatica calibro 9 per 21. La polizia accertò come Fiore indossasse un giubbotto antiproiettile e detenesse una pistola cal. 9; armato era anche Romito, il quale aveva indosso un revolver calibro 38. Le successive indagini della Squadra Mobile hanno consentito di inquadrare l'agguato come risposta armata all’assassinio di Giacomo Caracciolese, capo dell’omonimo clan, ucciso in via Nizza il precedente 5 aprile.

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Il 6 settembre successivo la Squadra Mobile eseguì una ordinanza, applicativa della misura cautelare in carcere, a carico di 8 persone, ritenute responsabili a vario titolo sia del triplice omicidio di Via Piemonte sia di quello di Via Nizza. L’ipotesi accusatoria è che la materiale esecuzione dell’assassinio del Caracciolese sia opera di Vitantonio Fiore e di Donato Cassano, suo cognato, e che, pertanto, l’omicidio di Fiore – e quello di Romito e Fanelli che gli erano vicini in quel momento- rappresenti la risposta all’evento del 5 aprile e sarebbe stato consumato, per vendetta, da un gruppo guidato Antonio Moretti, braccio destro di Caracciolese. 

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