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Martedì, 7 Dicembre 2021
Cronaca

Corruzione e truffa per ottenere fondi pubblici nel settore agricolo: sei arresti della Finanza, tra i 21 indagati anche dirigenti della Regione

L'operazione 'Radici' condotta dalla Guardia di Finanza: sequestrati beni per due milioni di euro. Secondo l'accusa, gli indagati avrebbero costituito "un sistema" basato "su una sorta di trittico - corruzione, falso per induzione e truffa aggravata"

Sei persone (una in carcere e 5 agli arresti domiciliari) sono state arrestate questa mattina dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari nell'ambito dell'operazione denominata 'Radici': Contestualmente, è stato eseguito il sequestro di beni a carico di quattro imprese per un valore di circa due milioni euro.

I reati contestati: tra i 21 indagati anche tre dirigenti della Regione

Il provvedimento cautelare si fonda "su un compendio gravemente indiziario" a carico dei sei soggetti indagati, a vario titolo, per i reati di tentata concussione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità ideologica del pubblico ufficiale in atti pubblici, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche commessi a Bari e in provincia di Foggia nel periodo 2012-2020. Rispondono, invece, per responsabilità amministrativa dell’ente 4 imprese in relazione al reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche commesso dai rispettivi rappresentanti legali nel loro interesse e a loro vantaggi. Complessivamente, sono 21 le persone indagate, di cui "tre pubblici ufficiali (tra dirigenti e funzionari) della Regione Puglia, dieci imprenditori operanti nel settore agricolo-forestale in provincia di Foggia e otto consulenti agronomi".

VIDEO | Gli inquirenti: "Il sistema? Pagamento con assegni postdatati come gli usurai"

La denuncia e l'avvio dell'inchiesta

Le indagini sono state avviate in seguito alla denuncia sporta nel febbraio 2020 presso un reparto della Guardia di Finanza da un libero professionista, il quale segnalava che - riferiscono gli investigatori - "nell’ambito dell’esecuzione dell’incarico di progettazione e direzione lavori conferitogli da un’azienda agricola con sede in provincia di Foggia - aveva ricevuto da un funzionario della Regione Puglia, in servizio nel capoluogo dauno, una richiesta di denaro per la risoluzione di “problematiche” inerenti alla consegna della documentazione oltre i termini previsti dal bando relativo al Programma di Sviluppo Rurale (P.S.R.)". La denuncia ha fatto quindi scattare le indagini condotte attraverso intercettazioni ambientali, telefoniche e telematiche, escussione di persone informate sui fatti, servizi dinamici di osservazione e pedinamento, perquisizioni e analisi della documentazione sequestrata, nonché approfondimento di segnalazioni per operazioni sospette inoltrate dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e indagini finanziarie. Le condotte illecite risalirebbero però a parecchio tempo prima, addirittura al 2012 in alcuni casi. 

Il "comitato d'affari" per ottenere i fondi pubblici per l'agricoltura

Le indagini avrebbero consentito di "disvelare l’esistenza di un comitato d’affari composto da funzionari della Regione Puglia, imprenditori agricoli e consulenti agronomi di loro fiducia operanti in provincia di Foggia nel settore della silvicoltura", il cui obiettivo sarebbe stato "l’illecito conseguimento degli aiuti economici erogati dall’Unione Europea, dallo Stato Italiano e dalla Regione Puglia per gli interventi forestali inseriti nel Programma di Sviluppo Rurale (P.S.R.), finanziato mediante il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (F.E.A.S.R.)". Secondo gli investigatori, lo schema illecito si sarebbe basato "su una sorta di “trittico” - corruzione, falso per induzione e truffa aggravata - in quanto - evidenziano gli investigatori - il patto corruttivo stipulato “a monte” tra i pubblici ufficiali infedeli e gli imprenditori e/o i rispettivi consulenti generava e alimentava le altre condotte delittuose di falso e truffa connesse e funzionali all’illegittimo conseguimento dei finanziamenti pubblici".  Secondo quanto accertato dagli investigatori, "una volta raggiunta l’intesa corruttiva e in forza della stessa si predisponevano di concerto i “documenti necessari e prescritti” dalla normativa di settore in modo da creare un’apparente ricorrenza delle condizioni legittimanti l’ammissione ai finanziamenti pubblici e, per tale artificiosa via, si induceva in errore l’Ente pubblico erogatore, ovvero l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (AGEA)". Stando alle indagini, dunque, gli atti finali emessi dall'ente e attestanti il possesso degli requisiti per l'accesso ai fondi, sarebbero stati "falsi indotti dall’erronea rappresentazione artificiosamente posta in essere dai privati (imprenditori e consulenti) di concerto con i pubblici ufficiali “istruttori”". In particolare, il sistema avrebbe consentito ai richiedenti l’aiuto di incrementare il punteggio loro assegnato in sede di presentazione della domanda di sostegn "attraverso un meccanismo truffaldino, articolato in false attestazioni e altri artifici, volto ad alterare l’esito dell’istruttoria finalizzata alla formazione delle graduatorie di ammissibilità ai finanziamenti". Una volta ottenuta la concessione dell’aiuto, il "sistema" avrebbe previsto ulteriori fasi in cui - secondo l'accusa - il funzionario regionale operante a Bari avrebbe informato via whataspp il proprio collaboratore dislocato a Foggia "delle liquidazioni degli aiuti deliberati dalla Regione Puglia in favore delle ditte “favorite” di loro interesse; ricevuto il messaggio, quest'ultimo si sarebbe incaricato di contattare telefonicamente i beneficiari dell’aiuto, "chiedendo loro un incontro finalizzato alla riscossione delle indebite somme di denaro precedentemente pattuite". Quindi, dopo aver riscosso le somme, lo stesso funzionario dauno si sarebbe recato a Bari per consegnare una parte del denaro al collega (attualmente in quiescenza). In tale contesto sarebbe stata accertata "la dazione/promessa di “tangenti” (normalmente per una cifra che si attesta al 3% del finanziamento ricevuto) per un importo complessivo di circa 110.000 euro in relazione all’illecito accoglimento di 26 istanze di finanziamento presentate dagli imprenditori indagati che, così, hanno indebitamente percepito aiuti economici per oltre 2,7 milioni di euro, tra l’altro, in parte distratti dai conti correnti aziendali e utilizzati per scopi meramente personali". In alcune occasioni il funzionario dislocato a Foggia - nell’istruire le pratiche di finanziamento - avrebbe omesso, secondo gli investigatori, di rilevare delle criticità che, qualora debitamente evidenziate, avrebbero comportato l’inammissibilità della domanda di aiuto. Inoltre, le indagini avrebbero fatto emergere una "pluralità di condotte fraudolente consistenti in: utilizzo di fatture soggettivamente e/o oggettivamente inesistenti; presentazione di altrettante fasulle “dichiarazioni liberatorie” attestanti l’avvenuto pagamento delle fatture; utilizzo delle provviste finanziarie giacenti su diversi conti correnti bancari gestiti da un unico soggetto il quale, per simulare l’avvenuto pagamento delle false fatture, ricorreva a delle “partite di giro” da un conto corrente all’altro".

Un dirigente regionale indagato per omessa denuncia

Nel procedimento è indagato a piede libero, per le ipotesi di reato "di rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale e favoreggiamento personale", un dirigente della Regione Puglia in servizio presso il Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale ed Ambientale, superiore dei citati funzionari regionali, il quale, ritengono gli investigatori, "dopo avere ricevuto da un tecnico agronomo precise informazioni in ordine alla commissione di fatti reato posti in essere dai 2 funzionari", "avrebbe omesso di farne denunzia alle competenti Autorità e avrebbe rivelato tale riservata notizia ai citati 2 pubblici ufficiali, così anche aiutandoli ad eludere le investigazioni dell’Autorità". Uno dei soggetti coinvolti, infatti, aveva confessato al dirigente gli illeciti e quest'ultimo aveva scelto di non segnalare volontariamente all'autorità quanto avveniva. 

A un certo punto il dirigente 'apicale' nella truffa era addirittura venuto a conoscenza degli accertamenti delle Fiamme gialle relativi ai fondi richiesti illecitamente e aveva chiamato a sé alcuni dei tecnici agronomi coinvolti nel sistema per concordare una versione univoca da dare.

*Ultimo aggiornamento ore 12.20


 

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