Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Indagini sui contributi pubblici all'editoria, sequestrati beni per 1,6 milioni

Nel mirino della Finanza la società cooperativa Essepi, editrice del quotidiano Puglia. Avrebbe presentato documenti falsi per dimostrare il possesso dei requisiti necessari per ottenere i contributi

Un sequestro preventivo di beni del valore di un milione e 600mila euro è stato eseguito dagli uomini della Guardia di Finanza nell'ambito di indagini su presunte truffe nella percezione di contributi pubblici all'editoria.

Nel mirino dei militari delle Fiamme Gialle è finita la società cooperativa Essepi, editrice del quotidiano Puglia, del gruppo Multimedia, che si occupa della vendita di spazi pubblicitari. La misura cautelare ha avuto ad oggetto somme di denaro custodite in conti correnti bancari, libretti di deposito, titoli, prodotti assicurativi, quote societarie nonché altri beni mobili ed immobili per un valore equivalente ai contributi all'editoria indebitamente percepiti pari a complessivi un milione e 600 mila euro.

Gli accertamenti - spiegano gli investigatori in una nota - "hanno consentito di rilevare molteplici Irregolarità e gravi violazioni dei requisiti fissati per la concessione dei contributi" ; in particolare è stato verificato che "il contributo a fondo perduto concesso alla società cooperativa Essepi a r.l. di Bari per la diffusione della detta testata giornalistica, è stato ottenuto attraverso la mendace attestazione dei requisiti soggettivi in capo al percettore del finanziamento".

In particolare, la cooperativa editrice non sarebbe stata dotata di una struttura idonea all'esercizio dell'attività formalmente dichiarata; inoltre, avrebbe fornito false attestazioni relative ai livelli di tiratura del quotidiano. Il Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria, infatti, aveva stabilito che i finanziamenti fossero subordinati al raggiungimento di una quota di diffusione del materiale giornalistico almeno pari al 40% delle copie stampate, tiratura, questa, rivelatasi essere di gran lunga superiore a quella in realtà raggiunta.  La guardia di finanza ha inoltre accertato "l'emissione di fatture per operazioni inesistenti attestanti la vendita dei giornali ad imprese compiacenti, allo scopo di documentare (fittiziamente) un volume di vendite, e, quindi, una tiratura, maggiore rispetto a quella reale".  In relazione a questo ultimo aspetto sono deferiti alla magistratura, a titolo di concorso nel reato di truffa aggravata ai danni dello stato, altre sette persone in qualità di rappresentati legali di altrettante imprese, destinatari delle fatture fittizie emesse.

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