Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Truffa sulle cure per l'infertilità, chiuse le indagini della Procura

L'inchiesta della Procura di Bari aveva portato a maggio scorso all'arresto di quattro ginecologi: avrebbero attestato false patologie per permettere alle donne in cura di usufruire dei farmaci gratuitamente, scaricando i costi sul servizio sanitario nazionale

La procura di Bari ha chiuso le indagini su una presunta associazione per delinquere che, tra il 2007 e il 2011, avrebbe truffato il Servizio Sanitario in Puglia per oltre 260.000 euro, diagnosticando malattie inesistenti per ottenere farmaci costosi totalmente a carico della Asl. L'indagine dei carabinieri del Nas di Bari, coordinati dal pm Giuseppe Dentamaro, nel maggio 2012 ha portato all'arresto di quattro medici.

Si tratta di Franco Causio, ricercatore della I Clinica Universitaria di Ginecologia del Policlinico di Bari, amministratore unico e consulente scientifico del Centro di procreazione assistita San Luca con sedi a Bari e Lecce; Simona Geusa, dipendente del San Luca; il marito di Geusa, Edoardo Di Naro, ricercatore della II Clinica Universitaria di Ginecologia del Policlinico; Teresa Leonetti, amministratore unico del Centro di procreazione assistita Pro.Andros di Barletta. L'avviso di chiusura indagini è stato notificato, oltre ai quattro medici destinatari della misura cautelare, ad altri tre ginecologi (Ezio Michele Tricarico, dirigente medico dell' ospedale Vito Fazzi di Lecce e socio del centro diagnostico Amalthea di Lecce, Bruno Francesco Barba, dirigente medico della Casa di Cura Salus di Brindisi, Maria Degennaro, medico chirurgo della clinica Salus, e a due pazienti. Ai medici, in concorso tra loro, la procura contesta i reati di falso materiale e ideologico e truffa aggravata. Per i due pazienti l'accusa è uso di atti falsi. Sono accusati di associazione per delinquere i ginecologi Causio, Di Naro, Geusa, Tricarico e Barba. Ai due professionisti Causio e Di Naro la Procura contesta anche la truffa ai danni del Policlinico per aver percepito indebitamente l'indennità di esclusività per circa 70.000 euro ciascuno negli anni 2008 e 2009, pur svolgendo attività libero-professionale extra muraria.

L'inchiesta è nata da una segnalazione di un dirigente della Asl Bat che evidenziava alcune anomalie nella prescrizione di un farmaco a pazienti alle quali veniva diagnosticata una grave malattia (tumore alla mammella, endometriosi, fibromi uterini). In virtù della presenza di queste gravi diagnosi il medicinale era a totale carico del Servizio Sanitario nazionale. Poi, però, alle stesse pazienti dopo tre settimane, veniva prescritto un altro farmaco, il Gonal F, che invece, serve nella seconda fase della fecondazione assistita. Di qui i sospetti denunciati dal dirigente sanitario della Asl della Bat e accertati dalle indagini: le diagnosi che davano diritto alla prescrizione gratuita del costoso farmaco per la fertilità erano false.
(ANSA)

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