Olio lubrificante venduto come gasolio: 19 arresti per evasione fiscale e truffa

Operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Trani su disposizione della magistratura tranese. Gli arresti tra Italia e Polonia: gli indagati sono accusati di aver evaso il Fisco per 11,5 milioni, portando in Italia olio lubrificante che veniva poi spacciato e venduto come gasolio

Avrebbero introdotto sul territorio nazionale 12,8 milioni di litri di olio lubrificante, poi venduto ad ignare aziende di trasporto come gasolio per autotrazione, evadendo il Fisco per 11,5 milioni di euro. Diciannove persone sono state arrestate questa mattina nell'ambito di un'operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Trani, in collaborazione con la polizia polacca, su disposizione della magistratura tranese. Per altre otto persone sono scattati obblighi o divieti di dimora, mentre altre 47 sono indagate a piede libero.

Le indagini, coordinate dal procuratore Carlo Maria Capristo e dal pm Alessandro Pesce, avrebbero messo in luce l'esistenza di un'associazione per delinquere transnazionale dedita al contrabbando di gasolio, alla frode in commercio e alla truffa ai danni dello Stato. Gli indagati, tra cui vi sono pugliesi e campani, sono accusati di aver messo in atto un'evasione fiscale (Accise e Iva) di circa 11,5 milioni di euro circa e un profitto illecito di oltre 2,5 milioni derivante dalla vendita di olio lubrificante offerto come gasolio ad ignari acquirenti, attirati da un prezzo vantaggioso. La truffa avrebbe visto anche il coinvolgimento di distributori di carburante compiacenti.

Insieme agli arresti, sono in corso perquisizioni e sequestri che riguardano oltre 50 società. Per 20 persone è scattato il sequestro di beni per 14 milioni di euro. Tra i beni sequestrati vi sono 16 società: 7 italiane, 3 tedesche, una inglese, due polacche e una ceca. 

LE INDAGINI E IL MECCANISMO DELLA TRUFFA - Il prodotto proveniente dalla Polonia veniva commercializzato come “gasolio per autotrazione” a compiacenti distributori stradali o a ditte di autotrasporto italiane, che riuscivano così ad abbattere illecitamente i propri costi. Le indagini sono state avviate in seguito al sequestro, avvenuto a novembre 2014 a Corato, di oltre 80.000 litri di “olio lubrificante” destinato quale gasolio per autotrazione, a ditte coratine e baresi. I finanzieri hanno così ricostruito l’intera filiera criminale, individuando una vera e propria “azienda commerciale” che si avvaleva di un’area produttiva (tra la Polonia e la Germania), con una specie di “ufficio export” (in Polonia) che piazzava il prodotto in tutto il territorio nazionale avvalendosi di veri e propri “procacciatori d’affari” italiani. La frode era alquanto articolata: tramite fabbriche di prodotti energetici in Polonia, l’associazione criminale era riuscita a predisporre una miscela energetica che fiscalmente, e quindi documentalmente, era assimilabile all’olio lubrificante (prodotto non sottoposto ad accisa) ma tuttavia, avendone le stesse caratteristiche energetiche (e visive), poteva ben essere commercializzato nei distributori stradali. Per il tramite di compiacenti ditte tedesche, il prodotto veniva introdotto in Italia dove alcune ditte di autotrasporto lo utilizzavano sui propri mezzi pesanti per abbattere i costi relativi all’accisa, mentre altre società create ad hoc ovvero distributori stradali lo immettevano in consumo quale gasolio per autotrazione. L’utilizzo di falsa documentazione fiscale e commerciale accompagnava ovviamente la commercializzazione del prodotto, e tutto questo permetteva ai singoli soggetti economici interessati alla truffa di frodare il fisco italiano nonché gli ignari automobilisti che, a fronte del prezzo pagato per acquistare gasolio, effettuavano un rifornimento di olio lubrificante. Difatti, i vantaggi che conseguiva l’organizzazione erano duplici: per un verso, essendo le imposte che gravano sul gasolio per autotrazione assoggettate ad aliquota maggiore rispetto quella per l’olio lubrificante, versavano minori imposte; per l’altro, la commercializzazione di olio lubrificante al prezzo del gasolio (sensibilmente più elevato rispetto il primo) consentiva un margine di ricavo maggiore.

I SEQUESTRI - Il complessivo giro d’affari veniva quantificato dai finanzieri in circa 11,5 milioni di euro come imposte complessivamente evase, cui vanno sommati circa 2,5 milioni di ricavi illeciti derivanti dall’attività di contrabbando. Proprio per questo, il provvedimento disposto dal GIP prevede anche il sequestro per equivalente di beni e altre attività, nonché il sequestro preventivo di numerose società coinvolte nell’illecita commercializzazione. Contestualmente alle operazioni in Italia, in esecuzione di mandato d’arresto europeo emesso dal G.I.P., la polizia polacca procedeva nei confronti di 5 membri dell’associazione a delinquere attualmente residenti in territorio polacco. Complessivamente quindi nel corso dell’operazione denominata Varsavia, 350 finanzieri, impiegati su tutto il territorio nazionale, davano esecuzione a 7 misure di traduzione in carcere (per quattro campani e tre pugliesi), a 7 misure di arresti domiciliari (tre campani e quattro pugliesi) con la notifica di 8 provvedimenti di obbligo di dimora (sei italiani e due polacchi). Sottoposti a sequestro 16 società, 53 autoveicoli, motoveicoli e trattori, 17 tra immobili e terreni, nonché numerosi conti correnti. 

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LA TUTELA DEI CONSUMATORI - L’intervento dei Finanzieri quindi è stato finalizzato non solo alla tutela degli interessi erariali ma, altresì, alla tutela dei clienti dei distributori stradali che, convinti di acquistare gasolio per autotrazione, acquistavano invece una miscela lubrificante. Peraltro, i mezzi sequestrati all’organizzazione ed utilizzati per il trasporto del prodotto viaggiavano privi di qualunque indicazione obbligatoria prevista per il trasporto di prodotti petroliferi, informazioni spesso fondamentali anche per indirizzare al meglio ogni intervento di soccorso in caso di incidenti stradali.

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