Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Truffa da 150 milioni per il nuovo porto di Molfetta: due arresti, 60 indagati

Un imprenditore ed un funzionario pubblico agli arresti domiciliari. Tra gli indagati anche il senatore Pdl Antonio Azzollini, ex sindaco di Molfetta e presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama

Due persone - un funzionario pubblico e un imprenditore - sono finite agli arresti domiciliari questa mattina a Molfetta nell'ambito di un'inchiesta, condotta dalla procura di Trani, su una presunta maxitruffa da 150 milioni di euro per la costruzione del nuovo porto commerciale della città.

L'area destinata all'opera, appaltata nel 2007 ma non ancora realizzata, è stata sottoposta a sequestro.

Nell'indagine sono indagate, a vario titolo, oltre 60 persone, accusati di associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato, abuso d'ufficio, frode in pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti marittimi e reati ambientali. Tra gli indagati figura anche l'ex sindaco di Molfetta, il senatore Pdl Antonio Azzollini, attualmente presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama.

LE INDAGINI - A dare avvio alle indagini  stata una segnalazione del dirigente generale dell'Authority per la Vigilanza sui contratti pubblici che aveva rilevato presunte irregolarità relative all'appalto per l'ampliamento del porto commerciale marittimo di Molfetta. L'Authority era intervenuta su denuncia di una delle società che avevano partecipato al bando, che ipotizzava una limitazione della concorrenza. La denuncia si basava sul fatto che in una clausola del bando di gara del Comune di Molfetta veniva imposto il possesso o la disponibilità di una "daga stazionaria aspirante-refluente dotata di disgregatore, con potenza installata a bordo non inferiore ad Hp 2.500". L'Authority ritenne fondata la denuncia e dichiarò illegittimo il bando di gara disponendo un nuovo monitoraggio sull'appalto. Questa verifica si concluse con la contestazione di molteplici irregolarità, poi sottoposte al vaglio della magistratura penale e contabile.

IL VIDEO DELL'OPERAZIONE

LA TRUFFA ALLO STATO - Secondo quanto accertato dalle indagini, per la realizzazione della diga foranea e del nuovo porto commerciale di Molfetta, il Comune, all'epoca dei fatti guidato da Antonio Azzollini, incassò oltre 147 milioni di euro di denaro pubblico, 82 milioni dei quali sino ad ora ottenuti dall' ente comunale, a fronte di un'opera il cui costo iniziale era previsto in 72 milioni di euro. L'opera (appaltata nell'aprile del 2007 con consegna lavori nel marzo 2008) non solo non è stata finora realizzata a causa della presenza sul fondale antistante il porto di migliaia di ordigni bellici, ma non vi è neppure la possibilità che i lavori possano concludersi nei termini previsti dal contratto di appalto assegnato ad un'Ati composta da tre grandi aziende italiane: Cmc (capofila), Sidra e Impresa Cidonio. Secondo l'accusa, dal Comune di Molfetta, pur sapendo dal 2005 (circa due anni prima dell'affidamento dell'appalto) che i fondali interessati dai lavori erano impraticabili per la presenza degli ordigni, hanno attestato falsamente che l'area sottomarina erano accessibile. In questo modo si è consentita illegittimamente la sopravvivenza dell'appalto e l'arrivo di nuovi fondi pubblici, sono state fatte perizie di variante ed è stata stipulata nel febbraio 2010 una transazione da 7,8 milioni di euro con l'Ati appaltatrice.

SOLDI USATI PER EVITARE IL DEFAULT - Secondo le indagini, le somme destinate all'infrastruttura marittima sarebbero state impiegate per altri scopi, ad esempio per pagare i fornitori, dare incentivi al personale e pagare le spese correnti. Inoltre, sempre secondo quanto accertato dalla Procura di Bari, i materiali di risulta del dragaggio (compresi numerosi ordigni bellici e fusti contenenti cianuro, iprite, cloro solfonico, fosforo e disfogene) non sono mai stati smaltiti in maniera regolare ma riversati in una colmata con conseguente pericolo per la salute umana e per la sicurezza di quanti hanno lavorato nel cantiere.

IL SUICIDIO DEL DIRIGENTE COMUNALE - Nell'ambito dell'inchiesta la procura di Trani ha avviato indagini proprio per risalire ai motivi che, nel marzo 2013, hanno spinto al suicidio Vincenzo Tangari, dirigente del settore Contratti e appalti del Comune di Molfetta. Tangari si tolse la vita gettandosi con la sua Fiat Panda proprio nel porto di Molfetta. "Contiamo di capire - ha detto il procuratore di Trani, Carlo Maria Capristo - perché questo funzionario così corretto e preciso abbia deciso di gettarsi con l'auto proprio nel porto di Molfetta''.

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