Truffa sulle cure per l'infertilità, scarcerato uno dei ginecologi arrestati

Il gip di Bari Michele Parisi ha accolto la richiesta di revoca della misura cautelare avanzata dalla difesa di Edoardo Di Naro, uno dei quattro professionisti arrestati lo scorso 18 maggio per una presunta truffa al SSN

Torna libero Edoardo Di Naro, 49 anni, ricercatore della II clinica universitaria di ginecologia del Policlinico, arrestato il 18 maggio scorso con l'accusa di truffa aggravata al Sistema sanitario nazionale insieme ad altri tre professionisti. Il gip di Bari Michele Parisi ha accolto la richiesta di revoca della misura cautelare avanzata dalla difesa di Di Naro, rigettando quella avanzata per gli altri tre indagati, tra cui la moglie di Di Naro, Simona Geusa, 42 anni, dipendente del San Luca. Oltre alla donna, restano agli arresti domiciliari Franco Causio, 58 anni, residente a Bari, ricercatore della I clinica universitaria di ginecologia del Policlinico di Bari, amministratore unico e consulente scientifico del Centro di procreazione assistita San Luca con sedi a Bari e Lecce, e Teresa Leonetti, 46 anni, residente ad Andria, amministratore unico del Centro di procreazione assistita Pro.Andros di Barletta.

L'inchiesta è nata da una segnalazione di un dirigente della Asl Bat che evidenziava alcune anomalie relative alla prescrizione di un farmaco (Decapeptyl) a pazienti alle quali veniva diagnosticata una grave malattia (tumore alla mammella, endometriosi, fibromi uterini). In virtù della presenza di queste gravi diagnosi il medicinale era a totale carico del Servizio Sanitario nazionale. Poi, però, alle stesse pazienti dopo tre settimane, veniva prescritto un altro farmaco, il Gonal F, che invece, serve nella seconda fase della fecondazione assistita. Stando alla tesi degli inquirenti, questo sistema permetteva agli arrestati di essere concorrenziali rispetto ad altri Centri di procreazione assistita perché il costo dei farmaci era sostenuto dalla Sanità pubblica. Da primi accertamenti risulta che sarebbero stati truffati al Ssn almeno 200mila euro per una sessantina di casi.

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(ANSA)

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