Lotta ai tumori delle ovaie e della mammella, un database per diagnosticare il rischio di ereditarietà

Il progetto D.I.V.A (Database italiano varianti Brca1 e Brca2) servirà ad evitare la chirurgia di profilassi sulle donne che non sono geneticamente portate a sviluppare tumori alle mammelle o alle ovaie. Tra gli ospedali coinvolti anche il Giovanni Paolo II di Bari

Un database utile per dare un preciso riscontro sull'eventuale predisposizione genetica di una paziente ai tumori alle mammelle o delle ovaie. A crearlo saranno sei istituti ospedalieri italiani, tra cui figura anche il Giovanni Paolo II di Bari, l'unico nel Mezzogiorno. Il progetto D.I.V.A (Database italiano varianti Brca1 e Brca2) comprende anche il Centro di riferimento oncologico di Aviano, l’Aou San Martino - Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Genova, l’Istituto scientifico romagnolo per lo studio e la cura dei Tumori di Meldola (in provincia di Forlì-Cesena), l’Istituto nazionale tumori di Milano e l’Istituto oncologico veneto di Padova. 

Come suggerisce il nome, alla base della ricerca ci sono i geni Brca1 e Brca2, responsabili dello sviluppo ereditario di tumori della mammella e delle ovaie. Tra i vantaggi della creazione di un database, c'è la maggiore precisione dei test Bcra, che permetterà alle donne non geneticamente predisposte di evitare un inutile intervento chirurgico di profilassi. 

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"Il valore aggiunto che il nostro Istituto potrebbe apportare alla rete è l’identificazione di varianti legate alle popolazioni dei paesi del Mediterraneo che afferiscono al Centro Studi Tumori Eredo-Familiari del “Giovanni Paolo II” diretto dal dottor Angelo Paradiso", spiega la dottoressa Stefania Tommasi, referente del progetto D.I.V.A. per l’istituto oncologico barese. Il progetto potrebbe in futuro essere esteso ad altri geni: "Da qui discende che il progetto D.I.V.A - prosegue la Tommasi - abbia tra le proprie finalità anche quella di favorire la promozione e la partecipazione a studi nazionali ed internazionali da parte dei centri oncologici italiani che si occupano di questa problematica, ed estendere successivamente il modello di lavoro anche ad altri geni di predisposizione ereditaria ai tumori della mammella e dell’ovaio".

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