Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

"Nessuno tocchi l'uomo di Altamura", l'appello per salvare 'Ciccillo': no alla rimozione

La petizione online lanciata dalla Sigea (Società Italiana di Geologia Ambientale) contro l'ipotesi di trasferimento del reperto archeologico: "Un unico geologico e paleontologico d’inestimabile valore"

'Ciccillo resti dov'è: nessuno tocchi l'uomo di Altamura'. A rilanciare l'appello, promuovendo una petizione online, è la Sigea (Società Italiana di Geologia Ambientale), che ha aderito al Coordinamento Europeo 'Salviamo l’Uomo di Altamura'. In particolare, a suscitare l'opposizione di molti esperti è l'ipotesi di un trasferimento dei reperti dalla loro sede naturale che dovrebbe servire a completare le ricerche.

"Si vuole evidenziare - ricorda Sigea in una nota - che i resti fossili umani rinvenuti in una grotta carsica dell’Alta Murgia, rappresentano un unico geologico e paleontologico d’inestimabile valore culturale, ambientale e scientifico che con altri geositi di questa porzione delle Murge, come la paleo superficie di Cava Pontrelli, con le numerose orme di dinosauro, e il Pulo di Altamura, dolina da crollo di notevoli dimensioni, attribuiscono al territorio un’identità unica e irripetibile. Questa irripetibilità a livello planetario ha permesso la candidatura di questa porzione di territorio murgiano a Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Ora rimuovere o modificare una delle unicità significherebbe già da subito far perdere all’intero territorio una potenzialità di tutela e valorizzazione a valenza mondiale, con ricadute negative sulle aspettative delle popolazioni locali. Se la rimozione potrebbe facilitare una musealizzazione dei reperti paleontologici a vantaggio dello sviluppo della cultura, questa, come accade ormai in molte parti del mondo più progredito, troverebbe maggiori vantaggi con molteplici ricostruzioni del contesto geologico paleontologico stratigrafico e con ricostruzioni virtuali. Ricostruzioni fisiche o virtuali offrirebbero alla rete museale mondiale la possibilità di far conoscere il reperto e il suo contesto naturale, magari attivando flussi culturali desiderosi di conoscere di persona il territoriale del ritrovamento".

"Dobbiamo essere certi - prosegue la nota - che ogni attività di ricerca scientifica sia svolta a garanzia assoluta di tutela di un unicum appartenente all’intera Umanità: la grotta carsica con il giacimento fossilifero contenente il Neanderthal più antico al mondo. Il reperto paleoantropologico oggi rischia di essere oggetto di campionamenti distruttivi e di essere irreversibilmente danneggiato. La petizione rivolta ai Ministeri competenti chiede informazioni sulle attività di ricerca in corso e le azioni di tutela del bene. Si chiede di conoscere quali autorizzazioni sono state rilasciate al fine di compiere prove distruttive sui campioni di roccia e sui campi dei resti fossili; quali prove distruttive effettuate e quali sono le azioni di vigilanza, indipendentemente dal progetto di ricerca, che controllino le attività autorizzate".
 

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