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"Se non paghi vengo e ti sbrano, ti faccio saltare in aria": nella rete delle usuraie famiglie in crisi e giocatori incalliti, 13 arresti a Bari

Tredici le persone arrestate dalla Finanza nell'operazione 'Cravatte rosa': dieci le donne. Le vittime erano vicini di casa in difficoltà economiche o con dipendenze dal gioco: i tassi di interessi annui fino al 5000%

Un giro di usura di tipo 'domestico', gestito prevalentemente da donne. Di solito le vittime erano vicini di casa, persone conosciute, famiglie con gravi difficoltà economiche, ma anche  impiegati, commessi e operai, spesso accaniti giocatori di bingo, lotto, slot machine e gratta e vinci. La somma prestata, da restituire in un tempo compreso tra una settimana e i sei mesi, lievitava con interessi annui che potevano arrivare oltre il 5.000%.

Usura ed estorsione: 13 arresti a Bari

Funzionava così la rete  di usura al femminile smantellata dall'operazione 'Cravatte Rosa', sgominata oggi dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria al comando del colonnello Luca Cioffi. Tredici le persone arrestate, con le accuse di usura ed estorsione aggravate: cinque in carcere, otto gli arresti domiciliari. A mettere in atto le attività illecite - quelle contestate risalgono al periodo 2011 - 2020, prevalentemente donne (sono dieci dei tredici arrestati), appartenenti a quattro nuclei familiari e residenti nei quartieri popolari di Japigia, San Pasquale e San Paolo. Soggetti 'ufficialmente' disoccupati, o con redditi molto modesti: non a caso, tra le persone arrestate, sei sono risultate beneficiarie del Reddito di Cittadinanza, avendo dichiarato nelle pertinenti istanze di non essere titolari di alcun tipo di reddito. Eppure, nel corso delle perquisizioni effettuate contestualmente all'esecuzione delle ordinanze, i finanzieri hanno sequestrato denaro in contante per 104mila euro, mentre nell'abitazione di un'altra indagata sono stati rinvenuti numerosi monili, ritenuti dagli investigatori probabili 'pegni' per i prestiti concessi.

VIDEO: LE PERQUISIZIONI E LE INTERCETTAZIONI: "HO IL SANGUE AGLI OCCHI"

La denuncia di una vittima e le indagini 

Le attività investigative sono partite dalle dichiarazioni di un’anziana donna di Bari, in gravi difficoltà economiche, la quale - presentatasi nel maggio 2019 presso il locale Nucleo PEF - aveva denunciato di essere stata e di essere ancora vittima di usura da parte di diversi “aguzzini”. L’attività investigativa è stata, quindi, sviluppata dai finanzieri del G.I.C.O. Bari attraverso intercettazioni telefoniche, pedinamenti, video-riprese, indagini finanziarie ed escussione in atti delle numerosissime vittime dell’usura, la maggior parte delle quali - dimostrando grande coraggio - ha fornito una preziosa collaborazione agli inquirenti per la ricostruzione dell’illecita attività creditizia e l’individuazione dei responsabili. 

Le minacce e il 'sistema' di usura

Il “modus operandi” dell’attività usuraria - hanno accertato gli investigatori - prevedeva la restituzione della somma prestata in un arco temporale ricompreso - nella maggior parte dei casi tra una settimana ed un massimo di 6 mesi - con l’applicazione di tassi di interesse annui fino a oltre il 5.000%. Spesso gli usurai costringevano le loro vittime a pagare gli interessi anche ricorrendo a violenze e minacce, quali - a titolo esemplificativo - le seguenti: “Se non paghi vengo e ti sbrano”; “Se non paghi ti brucio l’auto”; “Ti mando mio figlio con la pistola”, “…ti faccio saltare in aria…”. Inoltre, per i prestiti ottenuti vigeva la regola del “salto rata”, ovvero la vittima - laddove non fosse stata in grado di pagare, alla scadenza, la rata pattuita - era costretta a versare una “penale”, denominata “solo interesse”, ammontante al 50% della rata mensile prevista, con la conseguenza che il debito residuo rimaneva inalterato e che i tempi di estinzione del prestito si allungavano. Inoltre, come accertato dalle indagini, le singole rate dei prestiti usurari erano talvolta corrisposte in contanti o attraverso la ricarica di carte postepay prepagate intestate agli stessi usurai, nonché a persone loro vicine. E' inoltre stato documentato come una delle aguzzine - nonostante le misure restrittive imposte dall’ultimo lockdown - non aveva esitato, pur di vedersi regolarmente pagata la rata mensile, a recarsi presso l’abitazione della sua debitrice e farvi ingresso, con la forza, priva dei dispositivi di protezione, nonostante nella casa vi fosse un’anziana allettata, con gravi problemi di salute. 
 

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