Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Imprenditori costretti a pagare interessi al 133%, cinque arresti

Gli uomini minacciavano le vittime vantando connessioni con il clan Parisi. L'appello del coordinatore della Direzione distrettuale antimafia Drago: "Imprenditori non rimangano isolati, si associno contro le estorsioni"

L'usura diventa sempre più appalto della malavita organizzata. Non è un caso, infatti, che sia il coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Pasquale Drago, a presentare l'arresto di cinque usurai, che vantandosi di connessioni con il clan Parisi, minacciavano tre imprenditori baresi  arrivando a chiedere interessi pari al 133%.

L'azione degli usurai partiva da un contatto 'amico', Cortigiano Giuseppe, 65enne, ex imprenditore, già coinvolto per usura nell'operazione 'Bocciulo', il quale avvicinava gli imprenditori in difficoltà, insieme al figlio Gianfranco 43enne, offrendo prestiti. Nel momento in cui però l'imprenditore non riusciva a pagare gli interessi, passava la gestione della riscossione a Amoruso Gaetano di 40 anni e Amoruso Fedele di 43 che attivavano una vera e propria operazione di stalking nei confronti del debitore: minacce, intimidazioni e visite ai parenti, ricorrente era inoltre il riferimento al clan Parisi e in particolare a  “Vitino”, che venivano presentati alle vittime come i veri creditori della cifra.

Le indagini della Dda hanno portato ad individuare questa pratica identificando un imprenditore che lavorava nell'energia rinnovabile, da lì grazie anche alla scoperta di assegni e cambiali nascoste nel forno del quinto arrestato Antonio Panza di 75 anni, incensurato, gli investigatori sono risaliti ad un giro molto più ampio di prestiti. È mancata però la collaborazione da parte degli imprenditori: se uno dei tre ha dato qualche nome e gli altri due hanno ammesso le cose davanti alle prove, molti altri invece hanno negato fino all'ultimo un qualsiasi coinvolgimento arrivando a negare l'evidenza. Il metodo di Cortigiano era infatti quello di continuare a mantenere un rapporto di 'amicizia' con le vittime spiegando come non dipendessero da lui le minacce e sollecitando a pagare.

I contatti tra Cortigiano e gli imprenditori erano avvenuti in un primo momento nel bar Gasperini e successivamente in un bar di Poggiofranco, particolare è il fatto che quando Cortigiano fu arrestato il figlio contattò uno degli imprenditori e sospendendo per circa un anno il pagamento degli interessi. Tutte e tre gli imprenditori erano partiti come debitori di: 4mila, 15mila e 16mila euro; cifre che in breve tempo si sono trasformate rispettivamente in 50, 100 e 36mila euro.

“Le vittime erano isolate, non si conoscevano. Manca infatti a Bari una reazione degli imprenditori contro la rete dell'usura, come invece avviene a Trani e Foggia - spiega  Drago che lancia un invito all'unione - Le associazioni di imprenditori rendono più facile la tutela, perché così gli imprenditori non si espongono direttamente, ma alle forze dell'ordine arrivano comunque le denunce, inoltre diventano un soggetto importante nei processi".

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