Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca Japigia / Via Giuseppe di Vagno

Santarella, gli studenti: "Non siamo tutti delinquenti, chi sbaglia sia sospeso"

Fuori la sede centrale dell'istituto professionale gli alunni si dividono sull'ennesimo episodio di teppismo. C'è chi chiede punizioni esemplari ma chi denuncia: "Le nostre scuole sono brutte, non verrei se non me lo ordinassero i miei"

Attendono di entrare a scuola come ogni mattina. Zaino in spalla, sigarette in tasca. C’è’ chi aspetta l’arrivo dei loro amici per chiacchierare e decidere se fare lezione o andare a spasso. Le notizie che giungono dalla succursale della loro scuola, dove ieri si sono stati registrati altri atti vandalici, non sembra provocarli più di tanto. La sfrontatezza è quella tipica dell’età. Siamo nei pressi del giardino Baden Powell, di fronte alla sede centrale dell’istituto tecnico professionale ‘Santarella’, nel quartiere Madonnella, dove i ragazzi attendono di iniziare la loro giornata.

“Io vengo a scuola solo perché i miei genitori mi obbligano altrimenti cercherei un lavoro”, spiega Nicola, terzo superiore. “Ci raffigurano come teppisti ma nessuno vede cosa sono le nostre scuole, non abbiamo nulla”. Altri preferiscono non parlare, qualcuno borbotta, tra di loro sembrano divisi. Proviamo a chiedergli se  sanno dell’assegnazione del premio Nobel a Malala Yousafzai, l'attivista di origini pachistane che a 17 anni si è battuta con tutte le sue forze per garantirsi il diritto all’istruzione, ma la maggior parte di loro non ne sa nulla. Anzi, qualcuno sì: “Lì è diverso perché le donne non hanno diritti e c’è tanta povertà, da noi c’è libertà, possiamo fare ciò che vogliamo ma non c’è lavoro”. Intervengono altri: “La scuola non ci serve se quando finiamo non troviamo nulla”.

Ma c’è anche chi è stufo della situazione: “Io voglio studiare e lo faccio ogni giorno – spiega Michele, quarto superiore -. Chi non vuole farlo se ne vada”. Risate, battute, qualche libro esce dallo zaino. “Ma oggi c’è il compito di italiano?” Arriva Gianni, quest’anno avrà la maturità. Gli chiediamo cosa pensa degli ennesimi atti vandalici: “E’ uno schifo dovrebbero sospenderli subito, io non voglio essere visto come un delinquente”. La campanella suona. La maggior parte entra a scuola. Due non ne hanno intenzione. “C’inventiamo una scusa?”

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