Mercoledì, 28 Luglio 2021
Cronaca

Vendola assolto, i pm contro il giudice. L'Anm: "Così violano le regole del processo"

I pm Digeronimo e Bretone sollevano dubbi sull'imparzialità del gup De Felice a causa della sua amicizia con la sorella del governatore. Il presidente del Tribunale Savino: "Se c'erano dubbi, avrebbero potuto dirlo prima"

A due settimane dalla sentenza che ha scagionato il presidente della Regione Nichi Vendola dall'accusa di abuso di ufficio, sull'assoluzione scoppia la polemica. A sollevare il caso è una lettera che sarebbe stata scritta dai pm baresi Desireé Digeronimo e Francesco Bretone e inviata al procuratore generale di Bari, Antonio Pizzi, al procuratore Antonio Laudati e all'aggiunto Giorgio Lino Bruno, in cui si sollevano dubbi sull'imparzialità del gup, Susanna De Felice, che ha emesso la sentenza.

I DUBBI - Secondo i pm, infatti, il giudice De Felice sarebbe amica della sorella del presidente Vendola, Patrizia. Pertanto il suo giudizio avrebbe  potuto essere stato falsato da questo rapporto di amicizia, e dunque il giudice avrebbe dovuto scegliere di astenersi.

LA REPLICA DI SAVINO - A gettare acqua sul fuoco delle polemiche, cercando di fugare qualsiasi dubbi, è il presidente del Tribunale di Bari Nicola Savino, che definisce quella dei due pm "un'iniziativa irrituale ed improvvida". Secondo Savino, "nel caso in cui ci fossero stati gli estremi o dubbi sulla terzietà del giudice, i pm avrebbero dovuto e potuto farlo prima, e non dopo l'assoluzione". "Il diritto è buon senso e logica, che in questo caso sono mancate", rimarca. E si chiede: "Nel caso in cui il presidente Vendola fosse stato condannato quella lettera sarebbe stata scritta?". Savino dice di aver saputo ieri della missiva con la quale il presidente facente funzione della sezione gip, Antonio Diella, aveva confermato a De Felice l'assegnazione del procedimento a carico di Vendola, accusato assieme a Lea Cosentino (anche lei assolta) di aver favorito la nomina di un primario. La riconferma dell'assegnazione è giunta dopo che, nel settembre scorso, lo stesso giudice De Felice aveva scritto a Diella dicendogli di conoscere Patrizia Vendola per averla incontrata ad alcune cene.

L'ANM: "SOLIDARIETA' A DE FELICE" - In un documento l'Associazione Nazionale Magistrati di Bari che esprime "sconcerto per questo grave episodio, del tutto al di fuori di una cornice istituzionale" e che manifesta "viva solidarietà alla collega De Felice, da tutti apprezzata per serietà e scrupolo professionale". Secondo il sindacato delle toghe, "le indiscrezioni giornalistiche che parlano di un presunto 'esposto'" a firma dei due pm recapitato al procuratore della Repubblica e al procuratore generale di Bari, "suscitano gravi perplessità e profonda preoccupazione". "Il nostro ordinamento - spiega il presidente, Salvatore Casciaro - prevede strumenti processuali tipici perché un giudice sospettato di non essere imparziale possa essere sollevato dalla trattazione dell'affare, ed è a tal fine previsto l'istituto della ricusazione, che va proposta nelle forme e nei tempi previsti dal codice, soprattutto deve essere presentata (la relativa istanza) prima della decisione e con assunzione diretta di responsabilità della parte che la propone". "Il nostro ordinamento - sottolinea Casciaro - prevede forme trasparenti e dirette di dissenso rispetto alle decisioni del giudice che i soggetti del processo - e in primis la parte pubblica - sono tenuti a osservare ed eventualmente ad azionare. Il pm che ha visto respingere la sua richiesta di condanna, dopo avere letto le motivazioni della sentenza e avere valutato se sussistono i presupposti per dolersene, ha (come noto) lo strumento dell'appello, il che impone lo studio degli atti e l'esposizione di argomenti di carattere tecnico-giuridico, che nulla hanno a che vedere con le congetture, le chiacchiere o i 'sentito dire', o altri modi obliqui per gettare ombre di sospetto sulla correttezza e professionalità dell'operato del giudice".

 

 

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