Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Vendola, polemiche sull'assoluzione. Da 26 pm solidarietà al giudice

In una lettera alll'Anm 26 magistrati esprimono solidarietà al gup Susanna De Felice, accusata di mancata imparzialità dai pm Digerimonimo e Bretone a causa della sua amicizia con la sorella del governatore

E' scontro interno alla Procura di Bari sull'assoluzione del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. Magistrati contro magistrati, dopo l'iniziativa dei due pm del processo, Desiree Digeronimo e Francesco Bretone, che hanno scritto al procuratore generale e al capo del loro ufficio mettendo in dubbio l'imparzialità del gup Susanna De Felice, che nei giorni scorsi ha assolto Vendola dall'accusa di abuso di ufficio.

I DUBBI - Secondo i due pubblici ministeri, infatti, l'operato di De Felice potrebbe essere stato influenzato dalla sua amicizia con la sorella del governatore, Patrizia Vendola. Ma l'iniziativa dei pm non è piaciuta al presidente del Tribunale Vito Savino, che l'ha definita "Vendola, polemiche sull'assoluzione e sull'imparzialità del giudice
irrituale ed improvvida", né all'Associazione nazionale Magistrati, che ha accusato i due pm di violare le regole del processo
. A queste due prese di posizione si è aggiunta oggi quella di 26 magistrati della Procura di Bari, che hanno scritto una lettera all'Anm per esprimere solidarietà al gup De Felice e fiducia  nell'operato degli uffici giudicanti.

LA SOLIDARIETA' DEI PM - "Crediamo fermamente - prosegue il documento - che i magistrati abbiano il dovere di utilizzare esclusivamente nella sede processuale, nei tempi e nelle forme stabilite dalla legge, le informazioni di cui dispongono, così come di promuovere, nei tempi e nelle forme previste, ogni contestazione che abbia ad oggetto le decisioni giudiziarie. Soltanto il rispetto delle regole costituisce garanzia irrinunciabile dei diritti di ogni cittadino e fonda la legittimazione delle istituzioni". Nella lettera dei pm Bretone e Digeronimo si fa riferimento all'amicizia che esisterebbe tra il giudice De Felice e la sorella del presidente Vendola, Patrizia. La stessa De Felice, nel settembre scorso, prima di decidere a proposito del reato per il quale Vendola era imputato, aveva scritto al giudice che svolgeva le funzioni di capo del suo ufficio dicendogli di conoscere Patrizia Vendola per averla incontrata ad alcune cene a casa di amici. E il capo ad interim, Antonio Diella, le aveva confermato l'assegnazione del fascicolo.

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