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Violenza di genere, 11 casi nel Barese negli ultimi 4 mesi: ecco il protocollo usato dalla Polizia

Questa mattina è stato presentato "Eva", la modalità con cui dal primo marzo la Questura affronta i casi delicati come maltrattamenti in famiglia, stalking, abusi e liti familiari

Quando si parla di violenza non sempre si deve pensare a quella perpretata dai criminali. Ci sono anche casi in cui le condotte persecutorie o violente sono effettuate da persone amiche: familiari, fidanzati, amici. È il fenomeno della violenza di genere, che anche nel Barese sta prendendo sempre più piede: negli ultimi quattro mesi sono state 11 le segnalazioni alla Questura per maltrattamenti in famiglia, stalking, abusi o liti familiari.

Situazioni delicate, che impongono anche agli agenti di Polizia uno specifico modus operandi, che serve a non arrecare danno a persone fragili coinvolte, come i bambini. A tale scopo è stato creato il "Protocollo Eva" - il primo intervento a Bari è stato effettuato il primo marzo scorso -, che oggi è stato presentato in Questura alla presenza del sindaco di Bari, Antonio Decaro, del Prefetto di Bari, Marilisa Magno, del Questore di Bari, Carmine Esposito e del Prefetto Vittorio Rizzi, direttore della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato del Dipartimento della Pubblica sicurezza.

Una necessità visto l'acutizzarsi negli ultimi anni del fenomeno della violenza genere: non basta guardare i dati nel Barese, se guardiamo quelli nazionali scopriamo che lo scorso anno sono stati ben 108 i casi di femminicidio, oltre 11mila gli atti persecutori, 3mila le violenze sessuali e 13mila le denunce per percosse. Da qui l'introduzione del Protocollo, che si avvale di una 'banca dati informatica', nel quale sono archiviati tutti gli interventi effettuati dagli agenti, registrati grazie ad una 'processing card' compilate da chi interviene sul luogo della violenza di genere.

IL PROTOCOLLO - Da questo archivio, la Sala operativa può trarre informazioni essenziali quando invia la volante sul posto: informazioni su chi ha richiesto l’intervento, sull’eventuale presenza di armi censite all’interno dell’abitazione, su eventuali precedenti di polizia a carico delle persone coinvolte, tutte utili per tutelare al meglio sia la vittima che gli operatori. C'è poi una seconda fase, più delicata, relativa all'approccio degli agenti:i poliziotti, adeguatamente formati, devono intervenire con delicatezza, ascoltare le parti in luoghi separati dell’abitazione, verificare l’eventuale presenza di bambini e capire se questi hanno assistito all’evento. L'equipaggio intervenuto deve inoltre osservare i luoghi ed annotare ogni minimo particolare al fine di focalizzare ogni singolo elemento utile. In caso di lesioni, ovviamente, si richiede l’intervento di personale sanitario. Molto utile potrebbe rivelarsi anche raccogliere informazioni dai vicini di casa o nel quartiere. Vengono poi “schedati” tutti i casi, anche quelli che non sfociano in una denuncia.

"Una delle finalità del progetto EVA . spiegano dalla Questura -, è quella di lasciare traccia, per costruire una memoria storica che serva a monitorare il  fenomeno e ad agevolare la scelta di una valida strategia di contrasto che può anche prevedere l’adozione di  provvedimenti restrittivi nei confronti del reo". Nello specifico gli agenti possono effettuare un arresto obbligatorio in flagranza o, eventualmente, adottare in via di urgenza altre misure cautelari per i reati di “maltrattamenti contro familiari e conviventi” a tutela delle persone coinvolte.

Durante l'incontro sono anche intervenuti il dirigente superiore Maurizio Vallone - direttore del Servizio controllo del territorio del dipartimento di pubblica sicurezza - , Marcello Quercia - sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari-, Maurizio Galeazzi - dirigente dell’U.P.G.S.P. della Questura di Bari -,Francesca Bottalico - assessore al Welfare del Comune di Bari -, Paola Zaccaria - docente del dipartimento di Scienze della formazione dell’Università di Bari - e Maria Pia Vigilante del Centro GIRAFFAH onlus di Bari.

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