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"Io, vittima di stalking, alle donne dico: non temete di chiedere aiuto, la violenza non è la normalità"

Dalla relazione sfociata nelle molestie all'incontro con il centro antiviolenza, la testimonianza di una giovane donna che ha trovato la forza di reagire e denunciare il suo stalker

"Se dovessi dire chi sono, direi che oggi sono una persona completamente diversa da quella che, due anni fa, è entrata nel centro antiviolenza". Francesca (nome di fantasia) ha 26 anni, e di sè stessa dice: "Io sono nata adesso". Perchè oggi Francesca è riuscita a lasciarsi definitivamente alle spalle quella relazione, sfociata in un caso di stalking, che ha stravolto la sua vita e l'ha segnata.

Una storia, la sua, nata come tante, a 16 anni, con un ragazzo della stessa età: "Io studiavo, lui lavorava già. Mi ispirava un senso di protezione, di sicurezza". Un flirt tra adolescenti che si trasforma poi in una relazione duratura. Ma che, con il passare degli anni, diventa anche qualcosa di ben diverso da quell'amore spensierato. Perchè, nel tempo, comincia ad emergere la gelosia di lui, la sua ossessione di controllo. "Bastava anche un giubbino corto per far scattare la gelosia, o i capelli pettinati in maniera diversa, mi diceva come non dovevo vestirmi se non ero con lui. Uscire con le amiche era sempre una gran fatica, non sopportava che potessi avere una mia autonomia, e alla fine rinunciavo", ricorda Francesca. "Nei modi sembrava amorevole, ma oggi so che di amore in quei gesti non c'era nulla. Cercava sempre di farmi sentire che quello che io ero non era importante quanto ciò che era lui. Io però quei segnali non volevo leggerli, e alla fine mi convincevo che non ci fosse niente di male". Poi, nel tempo, si aggiungono le amicizie sbagliate di lui, i giri 'poco raccomandabili'. E le assenze, le bugie: "Mi mentiva su quello che faceva, usciva con me, poi mi lasciava a casa e continuava la sua doppia vita".

Neppure l'arrivo di un bambino riesce a cambiare le cose. Anzi, è proprio la nascita del figlio a far emergere con più forza i problemi. "Poteva essere un'occasione di riscatto per lui, per tirarsi fuori da quei brutti affari in cui si era infilato, ma così non è stato". Le bugie continuano: "Mi diceva che andava al lavoro e non era vero, non lavorava. A casa non c'era mai, neanche quando glielo chiedevo". Accanto a Francesca c'è la sua famiglia, che la sostiene, la ospita, ma lei non racconta nulla di quello che sta succedendo. Fino a quando scopre che lui ha dei debiti "con persone pericolose" e teme che questa situazione possa mettere in pericolo anche chi è accanto a lei. E' allora che prende coraggio per la prima volta: "Abbiamo litigato, ho raccontato tutto ai miei, l'ho mandato via di casa". La rottura tra i due, pian piano, nonostante tentativi di riavvicinamento e promesse di 'redenzione' mai mantenute, diventa definitiva.

E' a quel punto che Francesca decide di trovarsi un piccolo lavoro. "Ero una persona distrutta, triste, non vedevo via d'uscita. Devo ringraziare la mia famiglia, che mi ha letteralmente spinta a rimettermi in gioco". Ma è proprio in quel momento che, per lei, comincia l'incubo. Perchè l'ex compagno, che non si è mai rassegnato al loro allontanamento, accetta ancor meno l'idea che lei possa lavorare. Iniziano così le molestie. "Ha cominciato a seguirmi, a dare fastidio alle persone che lavoravano con me. Ha iniziato ad avere delle crisi di gelosia, mi seguiva, veniva a casa a tutte le ore. Inizialmente con il suo atteggiamento voleva impietosirmi, poi, quando ha capito che non funzionava, è diventato aggressivo". Continui messaggi, talvolta anche di minaccia, pedinamenti: "Me lo ritrovavo ovunque andassi, più volte ho chiesto aiuto ai carabinieri perchè non sapevo più come reagire".

Più o meno in quel periodo, avviene l'incontro con le operatrici del centro antiviolenza 'Il Melograno' di Conversano. Spinta da alcune persone che le avevano parlato della struttura, fa quel "tentativo svogliato" che - come lei stessa racconta - si rivela però decisivo per riuscire ad uscire dall'incubo che sta vivendo. Cominciano i colloqui con la psicologa, può contare anche sulla consulenza legale fornita dal centro. Intanto, i mesi passano, gli atteggiamenti del suo ex diventano sempre più pesanti, come le minacce che lui indirizza a chi le sta vicino: "Diceva che gliel'avrebbe fatta pagare perchè mi aiutavano, che si sarebbe vendicato". Ma è quello che accade una sera che fa prendere a Francesca la decisione di denunciarlo: "E' riuscito ad entrare in casa, ha cominciato a urlare minacce, a dire cose terribili. Ho sentito che stavo mettendo a rischio la serenità della mia famiglia, e ho detto: adesso basta".

E da quel momento in poi, anche il suo atteggiamento cambia. "Fino a quel momento, avevo sempre lasciato uno spiraglio, mostrato una specie di debolezza che lui sfruttava. Da quel momento in poi sono diventata dura. In questo, tanto mi ha aiutato il percorso con la psicologa del Cav: ha saputo aiutarmi a vedere la mia situazione con chiarezza, a indirizzarmi verso l'atteggiamento giusto. Se fino a quel momento, come aveva voluto lui, ero stata una testa 'non pensante', incapace di prendere decisioni, con il percorso fatto ero cambiata. Dopo la denuncia, e con il mio atteggiamento diverso, sono riuscita ad allontanarlo". A carico dell'ex, è tuttora in corso, da circa un anno, un procedimento penale per stalking. 

 Oggi Francesca è una persona che pian piano si sta rialzando e sta cominciando a riplasmare la sua vita. E quella nuova vita - sua e del suo bambino - ci ha chiesto di tutelare, scegliendo per lei un nome diverso. Ma è sicura che la sua storia possa servire, magari essere di aiuto a qualcuno, per questo ha deciso di raccontarla. Quando le si chiede se voglia lanciare un messaggio, pensa innanzitutto alle mamme: "A loro dico, guardate le vostre figlie, prestate attenzione, perchè dalla superficie tante cose non si vedono". E alle donne che invece vivono situazioni come la sua? "Probabimente nella nostra società non c'è ancora una coscienza vera di quella che è la violenza. Di queste storie ce ne sono così tante che sembrano la normalità, come a me sembrava la normalità quello che vivevo, quando invece non lo è. E allora è banale dire: denunciate, perchè la denuncia è già un punto di arrivo, qualcosa che si fa quando si è consapevoli. Il problema è arrivarci, qualcuno deve aiutarti. Alle donne che si rendono conto di vivere un disagio dico di non nasconderlo, di cercare di parlarne, con dei familiari o con delle persone che possono essere davvero di supporto. Se io non avessi avuto il centro antiviolenza, non so dove sarei ora. Ecco, forse di strutture come questa dovrebbero essercene di più".

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