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Cronaca

Maltrattamenti e violenze, in Puglia bambine e adolescenti più a rischio

I dati contenuti in uno studio presentato dalla Regione: sul totale dei minorenni presi in carico dai Servizi Sociali per maltrattamenti, risulta una percentuale più alta per le femmine (23,9%) rispetto a quella dei maschi (19,25%)

Donne vittime di violenze che si consumano prevalentente tra le mure domestiche, ma anche bambine e adolescenti più esposte al rischio di maltrattamenti rispetto a minori di sesso maschile. E' quanto emerso nel corso di un convegno sulla prevenzione e il contrasto alla violenza su donne e minori in Puglia, che si è tenuto nella sede del Consiglio regionale alla vigilia della Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne.

In particolare, i dati relativi alle violenze sui minori, sono contenuti in un'indagine regionale su cui si basano le Linee Guida su maltrattamenti e violenza contro i minori approvate dalla Giunta regionale lo scorso 23 novembre.

MALTRATTAMENTI E VIOLENZE: BAMBINE PIU' ESPOSTE - In particolare, per quanto riguarda i minori seguiti dai Servizi sociali regionali per casi di maltrattamento e violenza, prendendo in considerazione il dato dei minori maltrattati sul totale dei minori già in carico ai Servizi sociali, risulta una percentuale più alta per le femmine (23,9%) rispetto a quella dei maschi (19,25%). Emerge quindi che le bambine/adolescenti sono più esposte al rischio di maltrattamento/violenza, sia in Puglia che, più in generale, in Italia. L’esposizione al rischio di maltrattamento/violenza è più alta anche per i minori stranieri. Infatti la percentuale dei minori stranieri presi in carico per maltrattamento è pari al 36,38% del totale dei minori stranieri complessivamente in carico ai Servizi sociali, mentre i minori stranieri in carico rappresentano l’8,15% del totale.  Con riferimento al rapporto tra minori vittime di maltrattamento e le forme di maltrattamento, emerge che la metà dei bambini/adolescenti maltrattati è vittima di forme anche gravi di trascuratezza materiale e/o affettiva, o di inadeguatezza delle cure, se si prendono  in considerazione anche le patologie delle cure (55,2%). Preoccupante anche il fenomeno della violenza assistita che, assieme al maltrattamento psicologico, rappresenta  la seconda forma di maltrattamento. 

I MINORI E LA VIOLENZA ASSISTITA - Lo studio mette in luce anche la strettissima connessione esistente tra violenza domestica intrafamiliare agita sulle donne e la violenza assistita da parte di figli, ce emerge anche dai dati di monitoraggio sugli accessi delle donne ai centri antiviolenza nel 2015, con una percentuale del 65% di presenza di minorenni, di cui il 35% di sesso maschile. Una circostanza che aggrava le conseguenze del fenomeno sia in relazione al trauma che la violenza, diretta o indiretta, può  causare,  sia in relazione alla trasmissione intergenerazionale del comportamento violento.  

LA FAMIGLIA LUOGO DELLE VIOLENZE - Le donne subiscono violenza nel contesto domestico e delle relazioni intime: fra gli autori delle violenza figurano prevalentemente il partner e l’ex partner, due tipologie di autori che rappresentano complessivamente l’82%; se aggiungiamo la percentuale cha fa riferimento all’area dei “parenti” (10%), abbiamo una percentuale del 92%; le donne più “esposte” alla violenza sono le coniugate (42%),seguono le donne nubili (24,6%) e le donne separate (22%).  Le tipologie di violenza denunciate confermano l’ordine di prevalenza dell’anno precedente: violenza prevalente è quella fisica, seguita da quella psicologica, dallo stalking, dalla violenza sessuale; la violenza psicologica accompagna tutte le forme di violenza. 

AUMENTANO LE DENUNCE - Per quanto riguarda le richieste di aiuto, i dati sembrano confermare, soprattutto in termine di valori assoluti, quelli emersi dalla rilevazione dell’anno precedente, con circa 1.500 accessi di cui il 30% di primo contatto con richiesta di informazioni.  In termini percentuali si registra un aumento delle denunce da parte delle donne seguite dai centri antiviolenza, dato che mette in evidenza come le donne si sentano più “forti” se sostenute adeguatamente. L’aumento percentuale delle donne nubili e delle donne di età compresa tra i 18-29 anni che si sono rivolte ai centri, registra sicuramente una maggiore e “precoce”  consapevolezza da parte delle donne circa la violenza subita con conseguente richiesta di aiuto. La richiesta di ascolto/accoglienza (77%) e, a seguire, la domanda di consulenza  psicologica (37%) e legale (33%) che le donne rivolgono ai centri antiviolenza, mette in evidenza il ruolo fondamentale dei centri come punti strategici delle reti locali di prevenzione e contrasto alla violenza,  e la loro specificità in materia.

PREVENZIONE CONTRO I PREGIUDIZI - Per combattere il fenomeno della violenza di genere, è più che mai necessario combattere pregiudizi e resistenze culturali che vedono la donna vittima di una visione patriarcale, e che rendono più difficile la stessa denuncia delle violenze subite. "Per questo al centro della strategia messa in atto dalla Regione Puglia –ha spiegato l'assessore regionale alla Salute Salvatore Negro - c’è la prevenzione, con azioni di sensibilizzazione e di formazione, e il richiamo alla responsabilità e alla collaborazione da parte di tutti e di ognuno perché si possa prevenire e contrastare la violenza in maniera globale". 

EMILIANO: "CAMBIAMENTO CULTURALE PER INTERROMPERE LA VIOLENZA"- "Prendere la parola da uomo in questa giornata non è una cosa semplice, perché non possiamo assolverci - ha commentato il presidente della Regione Emiliano - Il fenomeno della violenza sulle donne è così diffuso, così largo che per queste ultime i luoghi meno sicuri sono diventati proprio la famiglia e la relazione con un uomo. Questo vuol dire che esiste ancora tra gli uomini una cultura, una diseducazione che li porta a utilizzare la violenza nella relazione con l’universo femminile. Probabilmente si tratta di una deformazione: laddove non riesce a dominare la donna con cui ha un rapporto affettivo, l'uomo cade in frustrazione e nei casi più gravi arriva a molestie, a chiedere cose che le donne non vogliono fare, alla violenza. Questo processo va interrotto, chiamandolo innanzitutto col suo nome: violenza, assoggettamento dell’altro genere. Il bollettino di guerra dei femminicidi ha paragone solo con gli incidenti stradali. Gli uomini hanno bisogno di lavorare su loro stessi, di ritrovare un filo, che parta da una nuova educazione e da una nuova consapevolezza Vogliamo vivere insieme in modo equilibrato, scambiandoci i ruoli che la vita ci riserva. Il nostro cambiamento, che non sarà semplice, non arriverà solo con le denunce delle donne, ma come uomini dovremo cambiare cultura, la concezione di noi stessi".


 

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