Cronaca

"La vita è fatta di sfide da superare e sogni da realizzare": il coraggio di Vittoria, campionessa paralimpica a Tokyo

Lo racconta in una lettera affidata alla pagina Facebook di 'Inchiostro di Puglia', la 26enne nuotatrice pugliese Vittoria Bianco, di Putignano (Bari) che il 29 agosto ha conquistato l'Oro nella staffetta femminile 4x100 stile libero

Per vincere le Olimpiadi serve una grande preparazione atletica ma soprattutto occorrono tanto coraggio e tanta determinazione. Lo racconta in una lettera affidata alla pagina Facebook di 'Inchiostro di Puglia', la 26enne nuotatrice pugliese Vittoria Bianco, di Putignano (Bari) che il 29 agosto ha conquistato l'Oro nella staffetta femminile 4x100 stile libero, ai giochi Paralimpici di Tokyo, con la squadra delle 'azzurre'. Lo riporta l'Ansa


    Vittoria racconta la sua lotta contro il cancro che nel 2016 le ha tolto "un pezzo" del proprio corpo, la gamba destra, "amputata" per le complicanze "dovute a cinque interventi chirurgici". "A 6 anni - scrive - ho imparato a nuotare, a 10 sono entrata a far parte di una squadra agonistica e di lì il nuoto non mi ha mai più abbandonata. Ma come in ogni fiaba, la vita riserva anche momenti bui e dolore". Nel 2015, quello "che secondo i medici era 'nulla di grave' inizia a tormentare e stravolgere la mia vita". Vittoria ricorda quando sentì pronunciare la parola "che nessuno voleva mai sentirsi dire: 'cancro'".

Il suo ginocchio "era diventato grande quanto un pallone" che "per quanto mi è stato attaccato mi faceva perfino tenerezza, tanto da battezzarlo scherzosamente 'Nemo', come il pesciolino del film d'animazione, a cui si somigliava tanto. Ricordo mia sore lla Carmen che per sdrammatizzare mi imitava mettendo il peluche di 'Nemo' infilato nella gamba del pantalone".

Vittoria arrivò "a pesare 35 chili: ero pelle ed ossa". Del giorno dell'amputazione non ricorda "moltissimo" ma suo padre, "ex atleta mezzofondista Fidal poi deviato alle gare di ballo liscio", le racconta "che appena sveglia in sala operatoria, ancora attaccata a tubi e tubicini", la prima cosa che gli disse fu: "Papà stai tranquillo, vado a Tokyo!'".

Vittoria si era preparata "psicologicamente per l'operazione facendo una ricerca sugli atleti Paralimpici" per dare forma al suo "progetto". Poi, "il 10 luglio 2021, a Napoli la convocazione ufficiale alla Paralimpiade: un'emozione immensa, indescrivibile - ricorda - come quella vissuta qualche giorno fa a Tokyo". "Con queste parole - conclude Vittoria - voglio augurare a tutti di realizzare i propri sogni. Perché la vita è fatta di sfide da superare e sogni da realizzare".

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