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Domenica, 21 Aprile 2024
Economia

A Bari il 50% di colf e badanti è italiano: "La mancanza di lavoro spinge a reinventarsi"

I dati del report annuale di Domina, l'associazione nazionale delle famiglie datori di lavoro domestico, disegna uno scenario sorprendente nella provincia del capoluogo pugliese: "Il 40% degli impiegati nel settore è composto da uomini"

Il 50% di colf e badanti che lavorano nella provincia di Bari è composto da italiani. Lo certificano i dati raccolti da Domina, l'associazione nazionale delle famiglie datori di lavoro domestico, nell'ultimo report annuale sulla situazione del settore nelle diverse zone del Bel Paese.

Nella provincia di Bari, secondo gli ultimi dati disponibili riferiti al 2022, si contano 7046 colf e 5582 badanti. I numeri si riferiscono ai lavoratori regolari, inquadrati con un contratto. La forza lavoro, in realtà, potrebbe essere ben più alta. "Le analisi Istat stimano nel 52% il tasso nazionale di lavoro sommerso nel settore domestico - spiega a BariToday il segretario generale di Domina, Lorenzo Gasparrini - ma secondo le proiezioni elaborate dal nostro Osservatorio, riteniamo che la percentuale di lavoratori irregolari sia ancora più alta nelle regioni del Sud Italia".

Molti uomini baresi scelgono un impiego nel settore domestico

I numeri legati alla realtà locale rivelano una sorprendente verità. "Su Bari si conta il 50% di italiani impiegati nel settore, contro la media nazionale del 30% - sottolinea Gasparrini - Ancor più clamoroso è il dato riferito ai lavoratori uomini che nella zona del capoluogo pugliese tocca il 40%, a livello nazionale si ferma invece al 15%. La carenza di un ampio ventaglio di opportunità lavorative certamente incide sulla scelta di intraprendere questo percorso". Da sottolineare anche la massiccia presenta di lavoratori di origine asiatica nel settore domestico: nel Barese rappresentano il 35,6% del totale.

"I lavoratori baresi si stanno 'reinventando', confortati dall'opportunità di accedere ad una buona retribuzione e a una condizione regolarizzata da accordi contrattuali - sottolinea il segretario generale di Domina - La nostra associazione assiste le famiglie nella formalizzazione del rapporto di lavoro domestico. Altre realtà presenti anche sul territorio locale si occupano degli stessi procedimenti. Le tariffe sono definite dal contratto collettivo nazionale, di cui il nostro ente è firmatario. Gli accordi prevedono 1127 euro al mese, più vitto e alloggio, per il contratto da badante. I tariffari indicano il pagamento di 8 euro ad ora per la mansione di colf, 10 euro per quella di badante. Si sta affermando, ultimamente, anche la figura dell'assistente per persona autosufficiente: è una mansione richiesta per garantire compagnia agli anziani che avvertono il peso della solitudine. Questa figura è assimilabile a quella che un tempo si definiva 'dama di compagnia'. Le tabelle contrattuali prevedono, per questa particolare tipologia di lavoro domestico, un salario di 994 euro al mese".

Nel Barese si registrano 4,5 colf ogni 1000 abitanti e 5,4 badanti ogni 100 anziani over 79. Le due mansioni portano delle significative differenze: "Il lavoro di colf implica il prendersi cura di una casa e delle pulizie - chiarisce il segretario Gasparrini - il ruolo di badante implica l'assistenza alla persona".      

La piaga del 'lavoro sommerso'

Il settore è, però, ancora invaso dal 'lavoro nero'. "Le famiglie pensano di risparmiare evitando di contrattualizzare il lavoratore domestico - ma si espongono al rischio di una vertenza. I costi dei contributi previdenziali e assicurativi, in realtà, incidono sulla spesa solo per il 15%. La definizione di un accordo legale e riconosciuto, inoltre, tutela i lavoratori dal punto di vista degli infortuni con i vari risarcimenti e le assenze per malattia. Gli irregolari, coloro che sono privi di contratto, sono invece dai 'fantasmi' per l'ordinamento e come tali perdono i benefici e la protezione definita dai parametri dei contratti e della legge".

"Non esiste solo il lavoro nero, ma anche quello 'grigio' - conclude Lorenzo Gasparrini - a volte le lavoratrici e i lavoratori vengono assunti come colf, ma in realtà svolgono il ruolo di badanti: anche questo comportamento espone le famiglie al rischio di una vertenza. La contrattualistica offre, invece, la possibilità anche di rapporti flessibili: si può assumere una colf per una sola ora a settimana, gli accordi nazionali lo prevedono. In questa ipotesi non viene meno neanche il periodo di prova di 30 giorni. Chiunque è alla ricerca di un lavoratore domestico dovrebbe, quindi, seguire la strada della sottoscrizione contrattuale che è la più sicura per entrambe le parti. La piaga del lavoro nero va estirpata dal settore: le famiglie devono anche considerare che assumere senza contratto un dipendente extracomunitario (magari non dotato di permesso di soggiorno in italia) può sfociare addirittura in violazioni che toccano la sfera dal diritto penale".

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