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Economia

Agricoltura e lavoro nero, il report Flai Cgil: in Puglia metà delle imprese non in regola

I dati contenuti nel terzo rapporto “Agricoltura e lavoro migrante in Puglia” : su 1.818 controlli su aziende agricole effettuati nel 2014, in 925 casi sono state riscontrate irregolarità. E il ricorso al nero pesa soprattutto su donne e immigrati

La realtà del mondo del lavoro agricolo in Puglia, tra irregolarità e sfruttamento, necessità di controlli e sostegno alle aziende che invece operano regolarmente. A fornire un quadro della situazione regionale il terzo report "Agricoltura e lavoro migrante in Puglia" elaborato dalla Flai Cgil. I dati contenuti nel rapporto sono stati presentati questa mattina a Bari, alla presenza del segretario generale del sindacato, Susanna Camusso.

"Proseguiamo la nostra azione per evitare che passata l’estate, una delle più drammatiche per il mondo del lavoro agricolo in Puglia, la ridotta attenzione mediatica determini un venir meno delle istituzioni e della politica rispetto agli impegni e ai provvedimenti promessi. Il tentativo è quello di partire da un quadro generale della nostra agricoltura per accendere un focus sui più deboli tra i deboli", spiega Giuseppe Deleonardis, segretario generale Flai Puglia. E nel mercato del lavoro agricolo pugliese, i soggetti più deboli sono innanzitutto donne e migranti: le giornate registrate sono inferiori, i salari ancora più bassi, senza contare i lunghi spostamenti quotidiani, gestiti dai caporali, per raggiungere il luogo di lavoro, spesso in un'altra provincia - come nel caso di Paola Clemente, la bracciante di San Giorgio Ionico morta a luglio nelle campagne di Andria. "Lo sfruttamento, il sottosalario, la quasi riduzione in schiavitù dei e delle braccianti, sono fatti né nuovi né ignoti - commenta Leo Palmisano, curatore del report - Andrebbero contrastati con azioni preventive efficaci, sostenibili, inclusive. Ma per far questo è necessario inquadrare il fenomeno dentro una cornice di dati di quantità e di qualità. Per questa ragione è importante analizzarlo come fatto sociale che attraversa non soltanto la Puglia, ma tutto il Paese". 

I NUMERI E LA REALTA' DEI BRACCIANTI IN PUGLIA - I braccianti assunti in Puglia nel 2014 sono oltre 180mila, un quinto dell’intero paese. Di questi, i braccianti stranieri assunti registrati nella regione dall’Inps sono 40mila: una percentuale del 29%, contro una media italiana del 35,2. Un "dato - spiega Flai Cgil - che può trovare una spiegazione nella più forte vocazione al lavoro agricolo italiano ma di sicuro anche nel ricorso al nero degli stranieri". Stranieri la cui presenza 'sfugge' dunque alle rilevazioni ufficiali. Come dimostra anche, per la Cgil, il dato, ritenuto "non reale", relativo alle provenienze geografiche: dei 40mila braccianti stranieri regolarmente assunti in Puglia nel 2014, 19mila sono rumeni, 9mila tra albanesi e bulgari, "eppure basta attraversare le nostre campagne durante il periodo della raccolta del pomodoro perché ci si renda conto della grande presenza di lavoratori ‘neri’ sfuggita alle registrazioni Inps". A non convincere sono anche i numeri delle giornate lavorate dagli stranieri: nel 2014 i cosiddetti “non aventi diritto”, ovvero quei braccianti che non superando le 50 giornate non accedono all’indennità di disoccupazione, sono 23mila, con punte del 65 per cento in provincia di Foggia, dove è registrata la metà dei 40mila braccianti stranieri assunti in Puglia. "Dato che segnala  - sottolinea Flai Cgil - due fenomeni congiunti ormai strutturali nel mercato del lavoro regionale: il ricorso importante a forme di lavoro nero o grigio, con giornate solo parzialmente registrate, e risulta davvero poco credibile che migliaia di uomini e donne si spostino in Puglia nella stagione delle grandi raccolte per lavorare solo dieci giorni".

I CONTROLLI E LE AZIENDE NON IN REGOLA - Una situazione riscontrabile anche guardando ai dati relativi ai controlli effettuati dal Ministero del Lavoro in Puglia. Nel 2014, le verifiche effettuate dal Ministero in agricoltura sono state 1.818 (su 15.392 ispezioni effettuate in Pugli, pari all’11,9% del totale). Di queste il 38,2% sono state effettuate a Foggia, il 33,9% a Bari e, a seguire Taranto 12,9%, Brindisi 9,7% e Lecce 5,3%. Delle ispezioni definite, 925 (pari al 50%) si sono concluse con irregolarità, e nell’ordine, la percentuale di maggiori irregolarità sono state: Foggia (62%), Lecce (61%), Taranto (60%), Brindisi (40%) e Bari (37%). Ordinando invece le provincie per numero di lavoratori cui si riferiscono le irregolarità accertate, notiamo che Bari, che ha la percentuale più bassa di irregolarità rilevate, da sola conta 542 lavoratori con irregolarità (pari al 41,7% dei lavorato con irregolarità totali). A seguire: Foggia 351, Brindisi 234, Lecce 97 e Taranto 75. In particolare, le maxisanzioni comminate per lavoro nero sono state 1.161, con Bari in testa con 546 multe.

IL FENOMENO DEI GHETTI - Nel report della Flai Puglia una sezione di approfondimento è stata dedicata anche al sistema di accoglienza dei lavoratori stranieri e in particolar modo al fenomeno dei 'ghetti', "veri e propri villaggi di fortuna auto costruiti, quasi sempre senza servizi fondamentali come acqua potabile o energia elettrica". "I 'ghetti' - spiega il rapporto Flai Cgil - ci sono prevalentemente perché 'ideati da mediatori e caporali, in quanto vi è l’interesse del sistema produttivo agricolo a stipare manodopera ricattabile in grandi quantità e in pochi luoghi, lontani dagli occhi delle comunità e indifferenti anche alle forze dell’ordine'". "Uno spazio dove ciascuno ha il suo ruolo: chi lavora, chi paga, chi sfrutta, chi lucra". Una ferita inferta all’intera società, afferma la Flai, "il ghetto come specchio dell’incapacità nazionale, regionale, municipale, datoriale, di costruire una rete di risposte alle esigenze di vita dei braccianti, un’assenza di welfare che logora fisicamente i lavoratori e le lavoratrici".
 

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