Giovedì, 29 Luglio 2021
Economia

Azienda subentra in appalto e non riconosce tutele del contratto collettivo, il giudice la condanna. Cisl: "Basta contratti capestro"

“Il dumping contrattuale – spiega Miriam Ruta, segretaria Fisascat - si sta diffondendo soprattutto nei settori del terziario e dei servizi, abbassando diritti e retribuzioni". Boccuzzi (Ust): "È una piaga, pagano una miseria i lavoratori"

La Cisl la definisce “Una vittoria importante per tutti i lavoratori, contro una delle pratiche più penalizzanti”, quella del dumping contrattuale e salariale. L’ha ottenuta un dipendente di una società cooperativa che ha in gestione l’appalto della vigilanza non armata di un ente pubblico (Anas Puglia) dopo essere subentrata a un’altra azienda. Quest’ultima ha applicato un contratto diverso da quello che spetta al personale che garantisce il portierato, riducendone salario e tutele. Il giudice del lavoro di Bari ha riconosciuto invece che dovesse essere applicato il contratto collettivo nazionale di categoria con le condizioni economiche precedenti, a differenza di ciò che la nuova azienda aveva imposto. Il lavoratore si è così ribellato e opposto alle nuove condizioni, col patrocinio della Fisascat Cisl, e il tribunale gli ha dato ragione. Il sindacato, in generale, definisce l’applicazione di contratti minori non appartenenti alla categoria del lavoratore una piaga, contratti pirata che costringono a lavorare per 4 o al massimo 5 euro l’ora, con riduzione, oltre che delle retribuzioni, anche delle tutele.

“Il dumping contrattuale – spiega Miriam Ruta, segretaria Fisascat Cisl Bari - registra una notevole e accresciuta diffusione soprattutto nei settori del terziario e dei servizi. I nuovi contratti collettivi nazionali, considerati minori, mirano ad abbassare esclusivamente il costo del lavoro. Abbiamo denunciato ciò che è avvenuto a seguito di un cambio di appalto e il subentro di una cooperativa all’Anas Puglia per la gestione del servizio portierato proprio per il verificarsi del fenomeno dumping contrattuale. L'applicazione di un contratto minore si muove verso la logica non solo di abbassare il costo del lavoro ma vede l'interesse delle aziende nel farsi concorrenza, sleale, soprattutto in fase di gara di appalto. Abbiamo promosso l’azione sindacale e la rivendicazione legale affinché venisse sancito il principio di sano e giusto riconoscimento del Ccnl leader ovvero vigilanza privata e di conseguenza – conclude - fossero riconosciuti i diritti contrattuali, normativi ed economici ad i lavoratori occupati nell' appalto in questione”.

Il fenomeno, purtroppo, è diffuso in quasi tutti i settori, ma il sindacato è pronto a utilizzare questa sentenza per scardinare un sistema distorto che abbassa i minimi contributi dei lavoratori e le condizioni contrattuali in generale, con danni pesanti sulle retribuzioni, sui contributi previdenziali e su tutti i diritti contrattuali afferenti alla contrattazione ordinaria di settore.  “Il mondo dei lavoratori in appalto – spiega Giuseppe Boccuzzi, segretario Ust Cisl Bari -  è sotto attacco, si cerca di fare profitto a danno dei lavoratori, alterando concorrenza e mercato del lavoro. Il lavoratore interessato è un esempio di un appalto di vigilanza non armata di un ente pubblico, che nella fase di cambio appalto e quindi cambio di società aveva subito questa applicazione contrattuale capestro che il lavoratore patrocinato dalla Fisascat Cisl aveva contestato e che ora il giudice del lavoro riconosce le ragioni della rivendicazione. Una bella pagina di giurisprudenza – aggiunge - che useremo contro questa piaga del dumping contrattuale e dei contratti collettivi pirata che non possiamo più tollerare perché non si può immaginare una società costruita con una concezione del fare impresa pagando i lavoratori a pochi euro all'ora”.

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