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Ipotesi 900 esuberi e chiusura di 94 filiali: "Inaccettabile" il piano di rilancio della Banca Popolare di Bari

Lo scrivono in una nota le segreterie di coordinamento/rsa del gruppo Banca Popolare di Bari, Fabi - First/Cisl - Fisac/Cgil - Uilca - Unisin: "Vogliamo un progetto credibile". C'è anche l'appoggio del consigliere politico De Santis

Un possibile piano da 900 esuberi, tra cui 600 in rete e 300 in direzione, 94 filiali da chiudere su 291 e 510 risorse destinate a mobilità territoriale o riconversione professionale: un piano, per il rilanzio della Banca Popolare di Bari, di cui i sindacati "non possono in alcun modo accettare i contenuti".

Lo scrivono in una nota le segreterie di coordinamento/rsa del gruppo Banca Popolare di Bari, Fabi - First/Cisl - Fisac/Cgil - Uilca - Unisin: "Vogliamo un progetto credibile - spiegano - perchè non è pensabile che le lavoratrici ed i lavoratori possano essere immaginati all'interno di un contenitore senza alcun progetto e senza futuro; è inaccettabile, specie nell'ottica della pubblicizzata mission di banca al servizio del Mezzogiorno, recidere il forte legame con i territori, riducendo in modo miope e definitivo il numero delle filiali. Non ci sottrarremo al confronto".

Sulla stessa linea dei sindacati anche Domenico De Santis, consigliere politico del governatore Emiliano: "Concordo con loro - ha spiegato in una nota - lo Stato ha salvato la Banca con 900 milioni, per cui i 900 licenziamenti sono inaccettabili! La Popolare è la Banca storica della città, in questo momento di crisi non sta svolgendo appieno il suo ruolo di vicinanza al mondo delle imprese e ai suoi correntisti, in più non può permettersi oltre al danno anche la beffa di mandare a casa una parte dei suoi collaboratori".
 

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