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Domenica, 22 Maggio 2022
Economia

Nicola, cuoco contro i licenziamenti del Palace hotel: "Lo occupiamo per difenderlo, vi racconto il nostro dramma"

In 88 rischiano il licenziamento dal 26 gennaio, si sono riuniti in un presidio permanente all'interno della struttura oramai svuotata di tutti gli arredi: "Lavorare qui era un sogno, ora siamo disperati"

"Ci sono momenti di speranza e altri di demoralizzazione totale, ora prevale quest’ultima. Siamo tutti padri e madri di famiglia, spesso monoreddito, e abbiamo la responsabilità del posto di lavoro". Nicola Ladisa, 58 anni, ha aiutato a issare su uno dei terrazzi della struttura lo striscione che certifica l’occupazione dell’edificio nel cuore di Bari: Lavoratori Palace hotel è scritto. Lo ha fatto prima di riunirsi in assemblea con i suoi 50 colleghi all’interno di una delle sale dell’albergo, completamente sgombera. Come lo sono stanze, cucine e uffici. “Hanno portato via anche le sedie e persino le tende, non c’è più nulla” racconta dentro quella che per decenni ha rappresentato la struttura ricettiva di rappresentanza del capoluogo nella quale ha lavorato dal 2004 come cuoco. Lui e gli altri dipendenti l’hanno occupata e la presidieranno rimanendo in assemblea permanente, a cominciare da lunedì 17 gennaio, dopo che la società Palace Hotel Eventi, l’ultima a gestirla, l’ha abbandonata. Dal 26 gennaio allo scadere della mobilità tutti i dipendenti, arrivano a 88 con chi ha contratto a tempo determinato, saranno licenziati.

“Ci stiamo organizzando per turni di quattro o cinque ore – spiega Ladisa – con almeno quattro o cinque di noi impegnati nel presidio di volta in volta. Dormire qui, per terra, perché non c’è più nulla, neanche una poltrona, ci stiamo procurando anche i sacchi a pelo. Non vogliamo che l’albergo si deteriori, che sia occupato abusivamente da qualcuno o oggetto di atti di vandalismo. Vogliamo preservarlo perché siamo convinti che sia sempre qui il nostro futuro”.

Di mezzo c’è un contenzioso tra la proprietà della Saiga immobiliare riferibile all’ex sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia e l’ultima società che ha gestito la struttura. Alla base canoni di fitti di rami di azienda che non sarebbero stati onorati a causa delle perdite dettate dalle restrizioni dovute al Covid. Persa la licenza è terminata l’attività.

“Ricordo l’emozione del mio primo giorno di lavoro, la grande organizzazione all’interno dell’albergo, la collaborazione di colleghi più esperti che mi permetteva di crescere professionalmente, dopo aver lavorato in piccoli ristoranti. Ricordo i buffet e le cene preparate a personaggi dello spettacolo, il soggiorno di Silvio Berlusconi, i complimenti ricevuti dall’ex presidente della Camera Laura Boldrini e quelli dell’attuale presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati. Fino a quando la società di Di Cagno Abbrescia ha seguito le attività tutto andava per il meglio. Poi hanno iniziato i fitti di ramo di azienda e siamo passati di società in società, fino all’ultima. Ora - aggiunge – chiediamo chiarezza”.

Nicola Ladisa e tutti gli altri lavoratori non lasceranno il presidio finché non avranno garanzie sul loro futuro. “Ci sono voci che ci danno in vendita ad altre società, altre che parlano di una riconversione dell’edificio che ha 140 stanze in appartamenti privati. Ma vorremmo capire davvero quali siano le intenzioni da parte della proprietà. Vorremmo che chiunque ossa prendersi la licenza conservi l’attività dell’hotel e che qualsiasi sia la società ci possa riprendere a lavorare. Vogliamo per questo salvaguardare la struttura e i posti di lavoro”.

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