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Economia

Dalla mancata riconversione verde di Bosch ai nuovi investitori per l'ex Osram: il lavoro a Bari e le vertenze da risolvere nel 2022

È un'epoca segnata da diversi cambiamenti quella che si vive nella zona industriale, dove si avvicinano investitori ma si rischia di perdere pezzi del tessuto produttivo con i suoi posti di lavoro

Nuovi investimenti, ma anche tanta incertezza per il futuro. Il 2022 porta con sé crisi irrisolte nella zona industriale di Bari, con  preoccupazioni per i lavoratori e per il tessuto sociale ed economico del territorio. Dalla Bosch alla ex Osram, passando per Brsi e Dana Graziano, sono tante le vertenze che si trascineranno in questo nuovo anno, con centinaia di posti di lavoro in condizioni precarie.

Nello stabilimento principale, quello della Bosch, che conta oltre 1.700 dipendenti, si vivono mesi di ansia e cassa integrazione. Sono all’incirca 1.300 quelli costretti all’ammortizzatore sociale, a fronte di circa 300 impiegati nella produzione dei componenti per le bici elettriche. È la principale attività del sito industriale della grande multinazionale tedesca a portare con sé preoccupazioni e poco lavoro, quello delle pompe per l’iniezione dei motori diesel Common rail. Le vendite per i modelli con questa dotazione sono in picchiata. Il futuro, dato dalla tanto agognata, e al contempo temuta, transizione energetica ed ecologica, è quello della auto elettriche o a idrogeno. Ma per le officine di Bari, le più grandi della Bosch in Italia, non c’è nessun segnale di riconversione in questo senso. Questo preoccupa fortemente i sindacati che spingono da due anni perché si arrivi ad aprire un tavolo nazionale con l’azienda che possa produrre un piano industriale di riconversione. Senza, non ci sarebbe futuro, con il 2035 anno della messa fuori produzione dei mezzi a motore endotermici sempre più vicina. Le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza potrebbero essere utili ad accompagnare un progetto di riconversione che, al momento, non c’è. L’azienda nel frattempo non ha confermato la notizia apparsa in questi giorni dei 620 esuberi, ma questo non solleva affatto i lavoratori, anche perché il numero corrisponde a quello annunciato nel 2019. Né la soluzione della solidarietà infragruppo, con commesse in soprannumero portate da stabilimenti in Italia, potrà essere la soluzione al problema.

Per lo stesso motivo, i sindacati dei metalmeccanici sono preoccupati per l’altro importante stabilimento legato all’automotive a Bari: la Magneti Marelli. Su 900 dipendenti circa la metà lavora sulle linee dei componenti dei vecchi motori a scoppio, l’altra metà su quella degli elettrici. Per ora la situazione sembra essere tranquilla ma il timore è che senza investimenti corposi per trasferire l’intera manodopera sulle produzioni verdi il sito possa andare in crisi.

Ciò che preoccupa in generale per il settore è la mancanza di una politica industriale a protezione del settore più importante italiano. Di qui anche i timori per i 500 lavoratori della Dana Graziano, ex Oerlicon, che produce frizioni e trasmissioni per auto, oggetto di investimenti importanti sulle nuove linee.

Problema differente per la Magna ex Getrag, specializzata nell’assemblaggio dei cambi auto: ci sono difficoltà nell’approvvigionamento dei materiali, a partire dai semiconduttori, a causa di una crisi globale su materie prime e componenti.

Tra le vertenze più complesse del territorio c’è da annoverare anche quella della ex Ansaldo caldaie di Gioia del Colle con i suoi 150 addetti. Finito sotto inchiesta e la lente di ingrandimento per presunte emissioni inquinanti date dall’utilizzo di rifiuti trattati. Già nel 2018 11 ex dirigenti finirono sotto inchiesta e rinviati a giudizio per un eccesso di mortalità rilevato nella cittadina murgiana. Ora si cerca di comprendere quale possa essere il futuro sia per l’impianto che per i lavoratori.

Ci sono poi i 96 lavoratori informatici della Brsi di Bitritto. La società che ha acquisito l’azienda dal colosso Dxc ha imposto il trasferimento, nonostante si prosegua da oltre un anno col telelavoro, nella sede di Misterbianco, in provincia di Catania, a circa 600 chilometri di distanza, a partire dal prossimo 10 gennaio. La decisione è frutto della fusione con la società Rsh. I sindacati denunciano come sia stata costituita con capitale sociale di 10 mila euro e che l’operazione, definita “fraudolenta”, sia stata messa su solo con l’intento di licenziare lavoratori che hanno retto commesse con grossi clienti come Ferrero o il ministero dell’Istruzione. Sono piovuti ricorsi sia al tribunale di Milano contro la fusione commerciale e sia al tribunale del lavoro di Bari in opposizione al trasferimento. Il giudice nella giornata di mercoledì 29 dicembre ha sospeso la procedura di trasferimento in attesa dell’udienza del 14 gennaio.

“Sono delle bombe sociali – spiega Ciro D’Alessio, segretario Fiom Cgil – per le quali la Regione deve sollecitare un intervento del governo. Paghiamo lo scotto della mancanza di una politica industriale degna di questo nome da parte dell’intero Paese”, aggiunge.

Nella zona industriale di Bari, se pur non nel settore metalmeccanico, opera, o per meglio dire, operava anche la ex Osram, ora Baritech. La trattativa con la srl attuale proprietaria interessata a proseguire per almeno un altro anno la produzione del cosiddetto tessuto non tessuto, melt blown, utilizzato per la confezione delle mascherine, fondamentali per il contrasto alla pandemia Covid, sembra oramai tramontato. L’azienda puntava a un accordo con Invitalia e i commissari all’emergenza per portare la produzione nel sito della zona industriale di Bari, ma non ha avuto alcuna risposta in merito dal governo. Così, lo stabilimento, smaltite le ultime 500 tonnellate di materiale, si fermerà totalmente. Gli ammortizzatori sociali coprono i 120 dipendenti fino al prossimo aprile. Ma c’è una novità su questo, è l’interessamento da parte della multinazionale turca Martur, già insediatasi a Bari con un laboratorio tecnico nella zona di Japigia con l’assunzione di una decina di ingegneri. È specializzata nel settore automotive e vorrebbe produrre i telai dei sedili per auto con un investimento che si aggirerebbe attorno ai 20 milioni di euro. Ci sono state già interlocuzioni con la Regione, che spinge per la riconversione dell’officina ex Osram, con la formazione e l’assunzione dei suoi lavoratori.

“Attendiamo buone notizie in gennaio – spiega il segretario Uil Tec Puglia Filippo Lupelli -  a partire da metà mese, quando abbiamo chiesto aggiornamenti alla Regione. Questo investimento sarebbe molto importante, speriamo che si concluda al meglio e nei tempi più brevi perché aprile è oramai arrivato e questi lavoratori rischiano di rimanere senza alcun sostegno”.

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