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Economia

Prezzi bassi per gli agricoltori, ma "sugli scaffali aumenti anche del 500%": dalla Puglia a Roma la protesta dei coltivatori

Ci saranno anche produttori provenienti dalla Puglia alla manifestazione organizzata il prossimo 26 ottobre da Cia Agricoltori italiani per accendere i riflettori sugli squilibri che penalizzano fortemente le aziende agricole

Un comparto produttivo stretto da "enormi difficoltà", a cominciare dallo "scandaloso squilibrio nella catena del reddito tra il primo anello di tutte le filiere, vale a dire le aziende agricole, e gli ‘assi pigliatutto’ della GDO e delle industrie di trasformazione". Con una manifestazione convocata per giovedì prossimo, 26 ottobre, a Roma, la Cia Agricoltori Italiani mira a riaccendere i riflettori sulle problematiche che affliggono il settore agricolo.

Alla protesta prenderanno parte anche agricoltori pugliesi, con pullman che partiranno da ciascuna delle sei province. "Saremo tantissimi dalla Puglia e da tutta Italia", annuncia Gennaro Sicolo, presidente regionale e vicepresidente nazionale dell’organizzazione.

I temi al centro della protesta e delle proposte di CIA Agricoltori partono, spiega l'associazione,  "dalle enormi difficoltà affrontate dal comparto primario negli ultimi 10 anni, con un quadro economico, reddituale, produttivo e occupazionale in grande sofferenza".

"Una delle questioni su cui da anni è necessario un risveglio della politica e delle istituzioni è lo scandaloso squilibrio nella catena del reddito tra il primo anello di tutte le filiere, vale a dire le aziende agricole, e gli ‘assi pigliatutto’ della GDO e delle industrie di trasformazione", spiega Sicolo.

Il prezzo del prodotto coltivato e raccolto sul campo - rileva la Cia - è enormemente inferiore a quello imposto sui banchi dei supermercati. L’Ufficio Studi CIA, a questo proposito, ha elaborato un’attenta analisi statistica sulla variazione percentuale tra prezzi all’origine e prezzi al consumo nel bimestre agosto-settembre 2023.

Il grano duro italiano, negli ultimi mesi, è pagato 35 centesimi al chilo, vale a dire il 494% in meno rispetto al prezzo medio di un kg di pasta. I pomodori, nel passaggio dal campo agli scaffali della Grande Distribizione Organizzata, vedono aumentare il loro prezzo del 230%. Agli allevatori e produttori di latte, viene corrisposto un prezzo di quasi 4 volte inferiore rispetto a quanto i consumatori sono costretti a spendere per un litro di latte.

“È una situazione di pesante e generalizzato squilibrio a danno degli agricoltori”, aggiunge Sicolo. “Lo stesso medesimo problema si riscontra per l’uva da tavola, gli agrumi, le angurie, le ciliegie, la frutta in generale, ma anche i prodotti dell’orto. Spesso, a causa dello scarsissimo valore riconosciuto agli agricoltori per il loro eccellente lavoro in termini di qualità e standard di sicurezza alimentare, mette le aziende agricole nelle condizioni di non raccogliere nemmeno, di lasciare il prodotto sulle piante, perché con certi prezzi al ribasso non si riescono a coprire nemmeno i costi di produzione. Per tenere artificiosamente bassi i prezzi da corrispondere agli agricoltori italiani, spesso si usa la clava delle massicce importazioni anche di prodotti per i quali l’Italia potrebbe essere autosufficiente. Così vengono immessi sul mercato tonnellate di prodotti di basso o bassissimo livello qualitativo provenienti da Paesi nei quali gli standard di qualità, di sicurezza alimentare e di rispetto del lavoro sono decisamente inferiori ai nostri. É una situazione grave e inaccettabile che va cambiata, per questo è importante essere a Roma il 26 ottobre. Facciamo sentire a Parlamento e Governo la nostra voce”.

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