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Economia

C'è l'accordo per il futuro dello stabilimento Bosch di Bari: "Nessun licenziamento fino al 2027, sì ad ammortizzatori sociali"

L'intesa è stata definita a Roma dai rappresentanti dell'azienda, della Regione Puglia, del Ministero dello Sviluppo Economico, nonchè dai sindacati (Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm e Ugl - Metalmeccanici)

Nessun licenziamento fino a tutto il 2027, a fronte del possibile utilizzo di "ammortizzatori sociali conservativi" e uscite volontarie, nonché un contratto di solidarietà per il prossimo anno: è l'intesa quadro raggiunta per 'salvare' lo stabilimento della Bosch di Bari, che attualmente conta circa 1.700 dipendenti, minacciato soprattutto dal futuro non più a diesel, bensì elettrico, delle automobili. L'accordo è stato definito a Roma dai rappresentanti dell'azienda, della Regione Puglia, del Ministero dello Sviluppo Economico, nonchè dai sindacati (Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm e Ugl - Metalmeccanici).

L'intesa sarà sottoposta ad una consultazione di mandato ed entrerà in vigore se sarà approvato dai lavoratori dopo le assemblee sindacali che saranno indette nei prossimi giorni. Nell'accordo Bosch si impegna a dare continuità produttiva allo stabilimento di Bari, specificando anche alcuni primi investimenti che porteranno occupazione per circa 150 persone. L'azienda tedesca si impegna anche a cercare nuove produzioni anche in relazione alle attività di ricerca svolte a Bari e incentivate dalla Regione Puglia con un contesto di programma da 15,6 milioni di euro, nonché attraverso l’insourcing di produzioni oggi effettuate altrove.

Previsto anche un tavolo di monitoraggio anche con Governo e Regione, per verificare "che il processo di diversificazione industriale - si legge in una nota dei sindacati - proseguirà con nuove produzioni in grado di compensare progressivamente il calo dovuto alle disposizioni europee sul passaggio all’elettrico". Il contratto di solidarietà sarà pattuito per un anno a partire dal 29 agosto e poi evidentemente dovrà essere prorogato. Si prevede il principio della rotazione e della equa ripartizione del lavoro fra mansioni fungibili.

"Un problema di carenza di ammortizzatori sociali  - rimarcano i sindacati - si potrà porre in seguito a causa dei limiti introdotti dal jobs act, ma le parti si sono impegnate in ogni caso a trovare soluzioni che escludano i licenziamenti ed è chiaro che la questione si pone nell’ambito più generale di necessità di riforma degli ammortizzatori sociali, assolutamente indispensabile ad una moltitudine di aziende specie del comparto automotive investite sia dalla transizione energetica sia dalla carenza di materiali. L’azienda si è impegnata ad utilizzare misure di gestione dell’occupazione esclusivamente conservativi, quali il contratto di solidarietà, e volontari, quali le uscite incentivate e part-time incentivati".

Per Donato Pascazio, segretario generale Fim Cisl Bari, si tratta di "un accordo importante" in un "contesto d'incertezza ( epidemia, decisione della comunità europea del 2035, problema bellico e per ultimo fragilità del governo). Il tutto finalizzato alla salvaguardia del sito e alla difesa dell'occupazione al lungo termine. Il nostro impegno è quello di monitorare che l'azienda  faccia quello che è riportato nell'accordo per cercare di dare una nuova identità allo stabilimento di Bari nella massima serenità che i lavoratori della Bosch di Bari si meritano".

Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm, e Riccardo Falcetta, segretario della Uilm di Bari, invece, spiegano che "come sindacato ci siamo battuti e ci batteremo con tutte le nostre forze per favorire la riconversione industriale, ma la sfida posta dalla transizione all’elettrico può essere vinta solo da una azione congiunta con le Istituzioni. Per questo abbiamo previsto nell’intesa un tavolo periodico di monitoraggio non solo con Bosch, ma anche con Governo e Regione Puglia. La Regione Puglia ci sta già dimostrando una fattiva vicinanza, speriamo che il Governo in futuro offra analogo sostegno. Gli altri Stati europei stanno attirando gli investimenti nelle nuove tecnologie; in Italia dobbiamo fare lo stesso, altrimenti la transizione all’elettrico causerà una perdita irreparabile di competenze industriali e di posti di lavoro”.

Emiliano: "Contenti ma non basta"

"Nessuna dismissione, divieto di licenziamento (fuoriuscite solo su base volontaria ), investimenti per diversificazione produttiva sino ad un totale di 124 milioni di euro nel prossimo quinquennio, impegno ad industrializzare a Bari gli esiti della ricerca industriale e di sviluppo sperimentale avviata da Bosch Divisione Ricerca e cofinanziata dalla Regione Puglia con piano d'investimenti di 15.6 milioni di Euro. Questi punti salienti dell'accordo siglato oggi al Mise rappresentano un passo avanti importante, incoraggiante nella vertenza Bosch”. A dichiararlo è il Presidente Emiliano che aggiunge: “Anche l'intesa sul ricorso agli  ammortizzatori sociali contribuisce a mettere  in sicurezza i lavoratori in questa delicatissima fase di  transizione industriale.  Sono contento di quanto siamo riusciti a definire con azienda e sindacati, mi congratulo con tutti. Tuttavia non basta ancora. Continueremo a chiedere a Stoccarda la implementazione degli investimenti ed un maggiore, ulteriore  impegno  a favore dello stabilimento di Bari, perché continui la diversificazione e si riconvertano i settori produttivi condannati alla marginalità dalla svolta europea verso l'elettrico” ha rimcarcato. “Per questo, attraverso i tavoli di confronto in Task Force guidata da Leo Caroli, continueremo a monitorare la crisi e metteremo a disposizione della stessa nuove e mirate misure di politiche attive e di sostegno agli investimenti nell'automotive pugliese. Restiamo in attesa dell’esito dell’assemblea dei lavoratori dopo questo passaggio odierno così rilevante” conclude il presidente pugliese.

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