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Bridgestone, Confail contro l'accordo: "Nessuna tutela per i lavoratori"

Il sindacato si scaglia contro l'ipotesi di intesa raggiunta al Mise, ritenuta "non sostenibile", che non risolve il "drammatico problema degli esuberi", e non tiene conto "delle condizioni ambientali in cui sono costrette a lavorare le maestranze e dei rischi per la salute"

L'ipotesi di accordo, raggiunta due giorni fa, nelle prossime ore dovrà essere ratificata dai lavoratori con un referendum. Ma sulla vicenda Bridgestone proteste e polemiche non si placano. A scagliarsi contro l'intesa è la Confail (Federazione Autonoma Italiana Lavoratori Chimici), che martedì scorso, al tavolo del Mise, ha deciso di non aderire all'accordo.

In una nota, il sindacato spiega le ragioni del suo dissenso, nei confronti di un accordo "assolutamente non sostenibile" e in cui "non c'è traccia" della questione esuberi, che resta irrisolta.

"Abbiamo altresì rimarcato innumerevoli volte - si legge nel comunicato - le preoccupazioni circa l'intera sostenibilità dell'accordo che ci vede ancora oggi, quasi del tutto ignari delle modalità con cui 360 lavoratori diretti produrranno 3.500.000 pneumatici. Che sono adesso diventati 3.600.000,  con  un surplus  di 100.000  pneumatici  che  andranno  miracolosamente a compensare il costo aziendale dovuto alla gentile concessione di ridurre la maggiorazione notturna di solo 8 punti percentuali. Che dovranno essere prodotti dallo stesso numero di persone ma aumentando le giornate lavorative da 220 a 226. Quindi: con un dito ti do e con l'altra mano prendo tutto, come al solito".

"Come confermato ancora una volta nella ipotesi di accordo - prosegue la nota - la direzione aziendale non ha minimamente cambiato opinione circa il numero degli esuberi. Nonostante il numero delle manifestazioni d'interesse nelle ultime settimane sia aumentato (dovuto soprattutto alle nostre richieste di rimodulare le famose tabelle, come documentato dai nostri numerosi documenti che non ci ha però assolutamente soddisfatto) resta il drammatico problema della eventuale gestione degli stessi. Di cui non c'è alcun cenno nell'accordo. E a poco più di due mesi dalla fine dell'anno, quando scadranno i termini per l'accesso alla mobilità volontaria incentivata, tutto diventerà ancora più problematico".

"Paradossale - è detto ancora nel comunicato - l'atteggiamento di alcuni esponenti politici regionali, l'assessore Capone per esempio, tanto assenti in tutta la fase della trattativa (per non parlare del presidente Emiliano) quanto pronti a pubblicizzare sui social network il "grande successo" ottenuto. Neanche la denuncia, nel precedente incontro in sede ministeriale, delle minacce e delle pressioni subite dai lavoratori per la rinuncia agli emolumenti individuali, smentendo il risultato  referendario che aveva dato esito negativo,  ha sortito alcuna reazione sdegnata da parte dei rappresentanti delle istituzioni, che hanno taciuto anche su questo disattendendo il proprio ruolo di arbitro super partes".

Ma l'analisi della situazione all'interno della fabbrica si estende anche al tema della sicurezza. "Il prezzo pagato e da pagare dai lavoratori è troppo alto - è detto nella nota - perché il salario percepito, non era e non è, solo il corrispettivo delle ore lavorate, ma anche il prezzo della salute e della vita dei lavoratori". "Infatti  l’intero accordo non tiene conto  delle condizioni ambientali in cui sono costrette a lavorare le maestranze ma soprattutto dei rischi per la salute dovuti dalla particolare tipologia della fabbrica. La nostra è una fabbrica chimica con tutti i problemi che conosciamo, con esposizione a sostanze nocive e tossiche, e con processi in corso, per decessi di lavoratori dovuti all'esposizione all'amianto di cui si parla ovunque tranne che nello stabilimento e nei tavoli ufficiali". "Ricordiamo inoltre - prosegue ancora la nota - che la fabbrica così come era strutturata fino a due anni fa, non esiste sostanzialmente più. C’è stato il cambio della ragione sociale, con una scissione d’azienda, che in realtà è una vera e propria cessione di ramo d’azienda, riducendo la Bridgestone Italia ad  una parte dell’area produttiva di Modugno Z.I. escludendo anche l’area commerciale. Con ripercussioni per cui questa nuova realtà non risponderà più legalmente di fatti legati alla salute dei lavoratori e ad eventuale disastro ambientale". 

"Ai lavoratori chiediamo comunque - conclude la nota, riferendosi al referendum previsto per i prossimi giorni - di esprimere in tutta consapevolezza la propria volontà, senza timori e senza condizionamenti, e per di più con lo sportello di assistenza medica e legale in ragione delle esposizioni ad amianto e altri agenti patogeni e cancerogeni, per ottenere anche la tutela dei diritti in sede previdenziale e risarcitoria".
 

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