Venerdì, 23 Luglio 2021
Economia

Bridgestone, vertice al Ministero: "La chiusura non è più irrevocabile"

Alla fine dell'incontro, Emiliano e Vendola, emozionati, hanno dato l'annuncio: "L'azienda chiede scusa a tutti per i modi". Felicità fra i tanti lavoratori in protesta sotto il Ministero

La fumata bianca è arrivata. Quella più attesa dai 950 lavoratori dell'impianto Bridgestone di Bari: l'azienda è pronta a trattare. E' questa la notizia che emerge dall'incontro istituzionale, tenutosi oggi al Ministero dello Sviluppo Economico. Al Tavolo hanno partecipato il sindaco di Bari , Michele Emiliano, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il board e gli amministratori di Bridgestone, i rappresentanti del governo nazionale e i sindacalisti. 

Sei rappresentati dei sindacati, infatti, sono saliti in rappresentanza dei quasi cento, e più, lavoratori che hanno manifestato sotto il Ministero. Molti di loro avevano un giorno di riposo o avevano cambiato il turno pur di essere lì. A difendere il proprio futuro. Sono arrivati intorno all'una e trenta, con le loro tute da lavoro, e subito hanno chiarito il loro pensiero. "Vogliamo lavorare, portare il pane a casa e niente altro" è stato il loro primo coro.

L'ARRIVO DEI LAVORATORI AL MINISTERO - GUARDA IL VIDEO

Poi hanno appeso uno striscione dal messaggio inequivocabile: "Bari non molla". Nel mirino dei tanti lavoratori sono finiti Nicola Raspone, responsabile delle risorse umane di Bridgestone, e Roberto Mauro, amministratore delegato dell'azienda. "Loro non sono i reali colpevoli - ha spiegato Vincenzo Ingrosso, Rsu Cgil - però non hanno fatto il massimo per difendere i lavoratori dalla decisione della direzione centrale"

Decisione comunicata ai dipendenti in modo almeno discutibile. "Il quattro marzo è stata convocata una video conferenza - ha chiarito Ingrosso - durante la quale è stato comunicato ai lavoratori la decisione irrevocabile di chiudere lo stabilimento. I motivi, a detta dell'azienda, sono legati a problemi logistici e all'alto costo dell'energia". Per i sindacati, però, non è così. "Lo stabilimento, ogni anno, certifica utili milionari - ha attaccato Ingrosso - quindi l'azienda dice sciocchezze. Per di più Emiliano e Vendola hanno dato disponibilità per trattare con i giapponesi che, però, li hanno totalmente snobbati".

 

Come se non bastasse lo stabilimento di Bari è il primo in Europa, per produzione e qualità. E i lavoratori lo hanno chiarito più volte, urlando: "Come noi non c'è nessuno e noi siamo i numeri uno". Motivo per il quale "perde di credibilità la notizia - ha detto Vincenzo Ingrosso - che la nostra fabbrica non sia adatta per le produzioni di alta gamma. A questo punto, a noi resta la grande paura che Bridgestone avesse deciso, già da molto tempo, di spostare la produzione all'Est Europa. E' questa l'unica spiegazione che riusciamo a darci". 

I lavoratori davvero non riescono ad accettare il comportamento della Bridgestone. "Noi siamo più che colleghi, siamo una famiglia - ha raccontato il sindacalista - sono venti anni che lavoriamo insieme e abbiamo dato tutto per questa azienda". Azienda che poi vorrebbe ripagarli con questa amara moneta. Alla fine di una giornata lunga, però, succede quello che tutti speravano.

LA PROTESTA DEI LAVORATORI SOTTO IL MINISTERO - GUARDA IL VIDEO

Michele Emiliano e Nichi Vendola escono dal Ministero e annunciano: "Bridgestone ci tiene a chiedere scusa a tutti per le modalità con cui ha comunicato le proprie decisioni e ha deciso di cancellare definitivamente l'aggettivo "irrevocabile". Per questo voglio annunciare - ha detto Vendola - che per il momento la campagna di boicottaggio è sospesa. Oggi devo rendere onore alla reputazione dell'azienda giapponese".

Visibilmente emozionato il sindaco Emiliano, che prima dell'incontro aveva espresso le sue speranze affinchè la parola "irrevocabile" fosse tolta. "Oggi mi sono sentito orgoglioso della democrazia e delle istituzione pugliesi ed italiane - ha detto -  Sono felice per tutti i lavoratori: prima era una sentenza di morte ora apriamo un tavolo e discutiamo punto su punto".  

Grande soddisfazione tra i lavoratori che hanno appreso la notizia dai giornalisti presenti. Si sono guardati fra loro e spontaneamente hanno gridato: "Questa azienda non chiuderà". Il primo passo è fatto. 

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