Bucci, Boccuzzi e Busto : "Su temi legati all’offerta sanitaria nel territorio barese serve un confronto rispetto a tempi e criticità"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Le liste d’attesa in sanità sono un problema non nuovo che con l’emergenza sanitaria da Covid-19 si è maggiormente acuito. E dunque, in riferimento alla delibera n. 2143 della Regione Puglia sul “Piano di recupero liste di attesa”, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil e delle categorie di pubblico impiego e pensionati di Bari, avanzano una richiesta di incontro alla Asl per ragionare, della programmazione sul recupero complessivo dei servizi legati alla fase Covid, del recupero dei ritardi legati alle presentazioni precedenti l’emergenza sanitaria e il programma di vaccinazione. Inoltre, nelle scorse settimane è stata attivata a livello regionale una Cabina di regia tra organizzazioni sindacali e Regione per avviare un confronto serrato sulle criticità nella gestione dell’emergenza. A tal proposito, Cgil, Cisl e Uil ritengono che sia necessario conoscere quale sia l’insieme delle misure organizzative messe in campo per contenere la diffusione della pandemia nella Bat. “È quanto mai opportuno – scrivono Marialuigia Bucci segretario generale Cgil Bari, Giuseppe Boccuzzi, segretario generale Cisl Bari-Bat, Franco Busto, Uil Bari - che vengano, da parte del management della Asl, resi noti tutti gli interventi approntati, o da rimodulare, per contenere con più efficacia gli effetti dell’attuale pesantissima crisi sanitaria, attesa la crescente preoccupazione tra lavoratori e cittadini rispetto alla comune percezione di una governance dell’emergenza sanitaria in atto che appare spesso costruita su dinamiche organizzative che mostrano talvolta evidenti elementi di inadeguatezza”. Nel dettaglio, per i sindacati le maggiori criticità si rilevano nell’organizzazione sanitaria ed interessano tanto la rete ospedaliera quanto quella territoriale e della prevenzione e per questo chiedono di conoscere, per esempio, se sono state assunte tutte le possibili misure anti contagio per prevenire l’insorgere di “focolai” che possono essere favoriti dalla mancata separazione dei percorsi “covid” da quelli “non covid” all’interno dei diversi presidi ospedalieri; lo standard delle dotazioni di DPI assicurato quotidianamente al personale sanitario e la conseguente attuazione puntuale del Piano Aziendale di Sicurezza o ancora la modulazione del Piano Ospedaliero Aziendale per garantire un incremento dell’offerta sanitaria, a partire dall’aumento dei posti letto di terapia intensiva e semi intensiva, di malattie infettive e pneumologia, e così via, realmente attivati, rispetto all’attuale recrudescenza della pandemia. Ma anche il Piano occupazionale aziendale adottato in primis per sostituire tutto il personale collocato in pensione nel periodo 2019/2020 e quello in via di collocamento nell’anno in corso e il Piano operativo aziendale per il recupero delle prestazioni ambulatoriali, screening e ricoveri ospedalieri non erogati a causa dell’emergenza Covid 19 e il conseguente abbattimento delle liste d’attesa. Non solo, i sindacati chiedono anche di conoscere il “piano di potenziamento dell’assistenza territoriale” e, quindi, il livello verificato di incisività delle attività di contact tracing; il numero di USCA territorialmente attivate e funzionanti sul livello territoriale e la loro verificata capacità d’intervento per evitare un appesantimento dell'assistenza ospedaliera; lo stato dell’attuale organizzazione dei PTA, nonché delle misure aziendali promosse per continuare ad assicurare soprattutto in questa fase di crisi adeguati interventi sanitari per la Non Autosufficienza, per l’assistenza domiciliare per i pazienti cronici e le altre condizioni di fragilità, per i sostegni per la Unità di Continuità Assistenziale;la situazione relativa all’impiego e alla cantierizzazione degli investimenti (programmazione comunitaria 2014/2020) dei Fondi europei (FESR) assegnati nel gennaio 2016 alla ASL, destinati a sostenere il miglioramento e il potenziamento dei servizi di assistenza e cura extraospedalieri, nonché eventuali interventi di riprogrammazione di dette risorse per corrispondere alla necessità di potenziamento dell’offerta sanitaria per rispondere alle sfide poste dalla crisi pandemica. “Restiamo in attesa di acquisire le necessarie informazioni riguardo alle principali richieste di approfondimento avanzate, in modo da poter individuare, in sede locale, ma soprattutto in sede di confronto con il Presidente Emiliano, le possibili azioni di rivalutazione, riorganizzazione, riprogrammazione e qualificazione in termini di efficacia delle diverse e molteplici misure intraprese e/o da intraprendere in ciascun contesto locale per contenere e limitare la diffusione del virus e salvaguardare la salute dei cittadini e dei lavoratori”, concludono i sindacati.

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