Da Bari a Boreano, schiavi del pomodoro in Basilicata

I campi al confine tra Minervino Murge e Venosa nuova meta dei migranti in cerca di lavoro. Tra sfruttamento, condizioni di vita precarie e l'impegno dei volontari per combattere il caporalato

boreano

Raggiungono l’Italia con il sogno di un avvenire migliore. Ma spesso per loro non c’è altro che una paga per ogni cassetta di pomodori raccolti. E’ quanto accade in molte parti d’Italia. Specie in Puglia, dove la piaga del bracciantato agricolo “schiavizzato” ha una storia lunga che nel tempo ha conosciuto diverse forme. Oggi sono i migranti a svolgere buona parte del lavoro di raccolta del pomodoro. Spesso vivono in condizioni di emergenza sanitaria e senza alcuna forma di tutela. Una nuova frontiera è quella che porta i lavoratori da Bari verso Boreano, una frazione di Venosa, a pochi chilometri da Minervino Murge. Su quello che sta accadendo su questo fazzoletto di terra al confine tra Puglia e Basilicata,  Roberto Saviano ieri ha dedicato un passaggio del suo intervento durante la trasmissione “Che tempo che fa”.



Per cercare di offrire un sostegno alla popolazione migrante costretta a lavorare in condizioni disumane pur di guadagnare, un gruppo di associazioni (Arci Basilicata, Emergency, Punto e a Capo, Cestrim, Ami.Ca. e Cittadinanza Attiva) insieme alla Caritas regionale e all'assessorato alle Politiche socio-assistenziali della Provincia di Potenza, si sono messi attorno ad un tavolo per cercare di definire un quadro di attività di salvaguardia. Tra le attività promosse figura la fornitura di acqua potabile, l'assistenza legale, sanitaria, giuridico, psicologica e lavorativa. “Tutto ciò  - hanno raccontato alcuni volontari intervistati due mesi fa da Bari Today  - consente di ricostruire il passato e il presente degli stagionali migranti, favorendo quella relazione umana necessaria per la maturazione di nuova consapevolezza in termini di diritti".

La fotoreporter Martina Leo ha realizzato una gallery fotografica che racconta quello che sta avvenendo in quei territori anche grazie la messa a fuoco dei volti e delle storie di quanti oggi raggiungono Boreano per sperare in un futuro migliore. Ma anche dei volontari protagonisti dell’iniziativa, che si stanno impegnando per lottare contro la piaga del caporalato. Un obiettivo complesso, ma da oggi un po’ più possibile.

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