Ansaldo, lavoratori in protesta contro i licenziamenti: "La fabbrica chiude, ma il lavoro c'è"

Mobilitazione degli operai dello stabilimento di Gioia del Colle, in 200 resteranno senza lavoro. Questa mattina il sit-in davanti ai cancelli, poi la manifestazione in Comune. "Le commesse ci sono, ma l'azienda andrà a produrre altrove"

Attendevano da mesi le nuove commesse che avrebbero dovuto rimettere in moto l'attività dello stabilimento, e invece da aprile si ritroveranno senza lavoro. Sono i circa 200 dipendenti dell'Ansaldo Caldaie di Gioia del Colle, per i quali l'azienda ha avviato la procedura di mobilità, annunciando la chiusura della fabbrica per il prossimo 10 aprile.

Questa mattina i lavoratori sono scesi in strada per protestare contro quella che definiscono una "contraddizione" e una "grande discriminazione nei confronti dello stabilimento gioiese". A ansaldoaa-2spiegare il perchè è Francesco Angelillo, Rsu Cisl: "Qualche giorno fa, l'azienda ha acquisito una grossa commessa dall'Egitto, per un valore di 470 milioni di euro, ma ha deciso di non affidare la produzione a Gioia del Colle, chiudendo invece la fabbrica. E' un paradosso". Una decisione che sarebbe legata ai costi del lavoro: "L'azienda dice che un lavoratore in Italia costa 38 euro all'ora, mentre in altri Paesi esteri costa 10 euro". L'idea, nello specifico, sarebbe quella di spostare la produzione in Romania. Ma i lavoratori di Gioia del Colle, in cassa integrazione ordinaria da aprile scorso, non ci stanno: "Abbiamo accettato un anno di sacrifici - prosegue Angelillo - con la prospettiva che sarebbe arrivata questa commessa e che avremmo avuto la tranquillità di tornare al lavoro. La decisione dell'azienda è stata una doccia fredda".

Dopo il sit-in ai cancelli dello stabilimento, la manifestazione si è spostata davanti al Comune di Gioia del Colle, dove una delegazione di lavoratori ha incontrato il sindaco Sergio Povia. Solidarietà alla lotta degli operai Ansaldo è stata espressa anche dai sindaci di Acquaviva e Santeramo. Intanto i dipendenti dello stabilimento restano in attesa di una convocazione da parte del Ministero dello Sviluppo economico per discutere della vertenza che li vede coinvolti.

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