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Martedì, 17 Maggio 2022
Economia

Crisi Bosch, il futuro della fabbrica barese sul tavolo del Comitato aziendale europeo: incontro con i sindacati pugliesi

I delegati sindacali oggi in riunione con il Cae, l’organo che ha sede a Stoccarda e che rappresenta i lavoratori nel consiglio di amministrazione della multinazionale. Obiettivo: individuare la nuova produzione che possa caratterizzare nei prossimi anni lo stabilimento di Bari

La vertenza Bosch di Bari vive un passaggio importante. È l’incontro tra i rappresentanti sindacali pugliesi e il comitato centrale del Cae, in programma oggi venerdì 8 aprile. Il Comitato aziendale europeo ha sede a Stoccarda, la città della casa madre, ed è l’organo sindacale che fa parte del consiglio di amministrazione della multinazionale tedesca presieduta da Stephan Hartung. Di fatto l’interlocutore principale, per quanto riguarda gli aspetti sindacali e non solo, dei vertici dell’azienda che a Bari ha annunciato lo scorso gennaio 700 esuberi per i prossimi cinque anni. L’incontro in programma col Cae serve a individuare strategie utili per comprendere quale sia lo scenario futuro del sito industriale di Bari, in crisi perché legato per lo più alle produzioni di motori endotermici diesel. Il Cae non ha un potere esecutivo ma è l’interfaccia principale all’interno dell’azienda. L’obiettivo è comprendere quale tipo di produzione, considerando l’intero scacchiere nel mondo degli stabilimenti Bosch, possa caratterizzare nei prossimi anni quello di Bari, dandogli prospettive concrete per il futuro. I vertici di Bosch Italia convocati lo scorso marzo al ministero dello Sviluppo, hanno escluso di voler chiudere il sito industriale barese, il secondo della regione con i suoi 1.700 addetti, e hanno aperto a possibili nuovi investimenti. Il nodo da sciogliere è sempre lo stesso.

La produzione è ancora in gran parte incentrata su due pompe per motori di automobili ad alimentazione diesel. Con l’accordo del 2017 è partito un processo di diversificazione con l’arrivo nella zona industriale barese di sette prodotti non legati alla trazione endotermica. Tra queste le e-bike, che al momento occupano all’incirca 350 addetti e che potrebbero salire di un centinaio di unità. Insufficienti per affrontare la transizione prevista a partire dal 2035 con la messa al bando dalle produzioni dei motori endotermici da parte dell’Unione europea. E questo è il nodo cruciale, che il consiglio di amministrazione con l’amministratore delegato di tutto il gruppo può sciogliere. Ed è per questo motivo che i sindacati territoriali baresi e quelli nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno sollecitato l’incontro col Comitato aziendale europeo, perché si possa arrivare direttamente al vertice del gruppo.

“Stiamo provando attraverso tutti i canali a nostra disposizione – spiega Riccardo Falcetta, segretario Uilm Puglia –  di porre l’azienda davanti alle proprie responsabilità per cercare soluzioni concrete in favore dei lavoratori di Bari. L’obiettivo è individuare un prodotto che possa identificare nel futuro lo stabilimento, così com’è stato finora con le componenti del motore diesel. Serve una vera e propria nuova identità per il sito e la riunione con il Cae può essere uno strumento efficace perché si arrivi a ottenere un’interlocuzione proficua con chi di fatto comanda la Bosch a livello mondiale”.

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