Stabilimento Bosch in crisi, sindacati rilanciano l'allarme: "Nuove produzioni non bastano ad assorbire i 600 esuberi annunciati"

Le preoccupazioni espresse dalla Fiom Cgil nazionale dopo un incontro in videoconferenza con i vertici aziendali: "La continua contrazione del mercato diesel non fa ben sperare. Subito la ripresa del tavolo di crisi al Mise"

"La continua contrazione del mercato diesel non fa ben sperare per le sorti dello stabilimento di Bari". A rilanciare l'allarme sul futuro della fabbrica Bosch di Bari e dei suoi lavoratori è la Fiom-Cgil nazionale. "L'arrivo di alcune produzioni da altri stabilimenti italiani, risultato di un importante accordo sindacale di solidarietà tra gli stabilimenti di Bari e Nonantola, Vezzano e Pavullo, della produzione di componenti e-bike e, da ultimo, l'auto-produzione di mascherine - afferma in una nota il sindacalista Simone Marinelli - non garantiscono l'assorbimento dei 600 lavoratori dichiarati in esubero da parte dell'azienda". Di qui la richiesta di riprendere al più presto il confronto tra azienda, sindacati e istituzioni: "Non è  più rinviabile - sottolinea Marinelli - la ripresa del tavolo di crisi istituito presso il MISE, per rilanciare lo stabilimento occorre un piano industriale adeguato che porti ulteriori produzioni e investimenti sulle nuove tecnologie".

Il nuovo allarme della Fiom-Cgil arriva in seguito all'incontro in videoconferenza che si è svolto ieri con Bosch Italia: "Il Gruppo Bosch Italia, composto da 19 società - riferisce Marinelli - ha chiuso il 2019 con un calo del fatturato dell'8,4% rispetto all'anno precedente, frutto della contrazione dei mercati di riferimento. In particolare la crisi del settore automotive incide notevolmente sull'andamento complessivo della filiale italiana dove la divisione Mobilty Solution pesa per circa 2/3 del fatturato". 

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"L'azienda - continua la nota - ha comunicato la propria neutralità rispetto alle diverse tecnologie motoristiche e si prepara ad affrontare il cambiamento investendo su ibrido ed elettrico mantenendo anche lo sviluppo sul motore endotermico alimentato anche con carburanti alternativi. Nonostante cio' gli stabilimenti italiani impegnati nella diversificazione sono lo stabilimento di Crema, con la produzione a partire dal 2022 di una pompa olio elettrica, per tutte le motorizzazioni, e i già enunciati componenti per e-bike a Bari".  "La crisi economica generata dal Covid-19 rende difficile fare previsioni per l'anno in corso anche se lo sviluppo del fatturato vede un leggero incremento a partire dal mese di giugno ma sono troppi i fattori che possono incedere sull'andamento aziendale a partire dagli incentivi legati all'acquisto di nuove automobili che, così come sono stati stabiliti, potrebbero non favorire la ripresa della produzione nel settore. La mancanza di una visione politica sulla mobilita'- conclude Marinelli- rischia di far collassare un settore strategico volano economico del nostro Paese, è sempre più urgente l'apertura di un tavolo specifico con il Governo".

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