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"Commercio in ginocchio ma in giro assembramenti continuano", Confesercenti: "Ora basta, l'obiettivo dev'essere riaprire"

La presidente barese dell'associazione, Raffaella Altamura, ha chiesto un incontro al prefetto e al sindaco metropolitano: "Non possiamo più permettere che vengano demonizzate sempre e solo le attività che potrebbero anche non riaprire mai più. Finora danneggiati sempre gli stessi, senza risultati sui contagi"

Medie, piccole e piccolissime imprese messe in ginocchio da un anno di restrizioni, di "chiusure a intermittenza o totali che hanno determinato notevoli perdite economiche ad oggi non più sostenibili, senza alcun importante riscontro in termini di contenimento dei contagi", attività "che potrebbero non riaprire mai più". Dal settore del commercio ambulante all'Ho.re.ca, dalla moda al settore del benessere all'accoglienza: a lanciare l'allarme sulla crisi che rischia di travolgere definitivamente migliaia di attività sul territorio dell'intera provincia è Confesercenti Bari.

Per questo la presidente Raffaella Altamura ha scritto al Prefetto di Bari e al Presidente Area Metropolitana di Bari per chiedere un incontro urgente in merito alle limitazioni delle attività commerciali previsti dagli ultimi provvedimenti di carattere nazionale, regionale e locale.

“Il settore del piccolo commercio è in ginocchio - afferma Altamura in una nota - e non soltanto gli imprenditori ma anche le loro famiglie, i loro dipendenti e tutto l’indotto ad esso connesso. A ciò si aggiunge la totale inadeguatezza delle misure economiche messe in campo dal governo che hanno determinato un’esasperazione degli animi e della umana comprensione. Questa zona rossa è l’ennesima presa in giro. Ora basta. Nonostante tutte le ordinanze di chiusura si vede gente in giro e gli unici che stanno patendo sono i commercianti che, tra l’altro, non sono stati nemmeno ristorati perché dal nuovo DL Sostegni pochissimi riusciranno a prendere i ristori. Le ordinanze e i DPCM vanno sempre nella direzione di chiudere le attività commerciali, estetisti e parrucchieri, quando in realtà gli stessi hanno dei protocolli da seguire, riportati anche nell’ultimo DPCM, e quindi sono, di fatto, delle zone sicure. Invece, la gente continua ad assembrarsi tranquillamente per le strade delle città: tutto questo senza alcun controllo. Non possiamo più permettere che vengano demonizzate sempre e solo le attività che potrebbero anche non riaprire mai più. Tutto ciò che è stato fatto finora, a danno sempre degli stessi, per il contenimento dei contagi non è servito assolutamente a nulla. Non ha senso tenere delle attività chiuse, che potrebbero lavorare in sicurezza, senza nemmeno ristorarle adeguatamente. Tutte le azioni poste in campo da noi corpi intermedi affinchè si garantisse in questo anno l’applicazione di protocolli adesso incominciano a vacillare. E’ evidente, inoltre, che a distanza di un anno la gente è ormai recalcitrante rispetto all’osservanza delle limitazioni imposte e che quindi le piazze, le strade, i luoghi di aggregazione siano altamente frequentate. Comprendo quanto sia complicato e di difficile attuazione il controllo dell’intero territorio, tenuto conto che il fenomeno è incontenibile, a causa del quale si sta determinando un fenomeno paradossale per il quale la gente si aggrega liberamente per strada ma non può frequentare tutte le attività commerciali ed artigianali che, invece, hanno adottato tutte le misure di prevenzione previste dai protocolli presenti ancora negli allegati dell’ultimo DPCM del 02/03/2021. L’insoddisfazione cresce e temo che si possa sfociare in una ribellione che si concretizzi, a breve termine, nelle aperture “scoordinate” delle attività”.
 
 

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