Mercoledì, 28 Luglio 2021
Economia

Crisi Fiera del Levante, Pdl all'attacco: "Serve una commissione d'inchiesta"

Il capogruppo del Pdl alla Regione, Ignazio Zullo, chiede che Vendola riferisca sulla situazione dell'ente. Viesti: "Il mio mandato era a disposizione da tempo"

Una Commissione d'inchiesta sulla crisi della Fiera del Levante. All'indomani dello strappo tra Cda e presidente e le dimissioni di Viesti, l'opposizione di centrodestra in Consiglio regionale va all'attacco.

PDL: "VENDOLA RIFERISCA IN CONSIGLIO" - "L'agonia della Fiera del Levante si sta consumando lentamente e rende sempre non più rinviabile l'istituzione di una Commissione d'inchiesta", scrive in una nota il capogruppo del Pdl alla Regione Puglia, Ignazio Zullo, chiedendo che Vendola "spieghi in Consiglio regionale, ed al più presto, le disastrose gestioni succedutesi dal 2006 ad oggi e che hanno trasformato la Fiera del Levante in un colabrodo ed i presidenti Lacirignola prima e Viesti oggi, in meri esecutori degli sperperi, finalizzati ad accrescere la sua visibilità, a danno delle tasche dei pugliesi". "Giorno dopo giorno - dice Zullo - vengono al pettine i nodi di un'azione di governo fatta di chiacchiere e di sperperi e con essi si sfalda il sistema politico vendoliano. Questo per noi che, insieme a tanti lo avevamo inutilmente preannunciato, è motivo di poca soddisfazione, ma di grande preoccupazione perché nel lungo elenco dei fallimenti ascrivibili alla politica vendoliana, oggi è il turno della Fiera del Levante, emblema della Puglia operosa, della Bari commerciale ed industriale, abbandonata agonizzante in un mare di debiti, illusa dalla chimera vendoliana della 'Puglia migliore'".

VIESTI: "RIVENDICO OGNI SCELTA" - Intanto ieri l'ex presidente della Fiera, Gianfranco Viesti, ha voluto fare chiarezza sulle sue dimissioni, tracciando anche un bilancio dell'opera compiuta durante gli anni alla guida dell'ente. Il mandato, ha spiegato Viesti in una lunga nota, era "già da tempo messo a disposizione". Poi l'economista, nonostante le dimissioni, si dice paradossalmente "Felice del fatto - spiega - che il consiglio di amministrazione della Fiera, dopo un'analisi durata diverse ore in cui sono stati passati al microscopio persino gli scontrini del caffé, non abbia sollevato alcuna obiezione di legittimità e di merito su tutti i conti dell'ente"; "di aver chiarito che le uniche difformità tra le spese preventivate e quelle sostenute o da sostenere siano dovute a iniziative straordinarie strettamente necessarie, delle quali rivendico con orgoglio la paternità: l'affitto del Petruzzelli per organizzare, dopo tre anni di assenza, la presenza del presidente del consiglio all'inaugurazione della Fiera, l'organizzazione del congresso nazionale dei dottori commercialisti, il lancio del centro congressi, l'investimento in marketing per provare a risollevare le sorti della campionaria".

Viesti prosegue esprimendo soddisfazione che i soci della Fiera "abbiano rimarcato, ancora una volta, la validità del piano industriale che ho presentato due anni fa". "Sono felice poi - insiste - perché in un periodo catastrofico per l'economia italiana e per il settore fieristico (negli ultimi 4 anni e mezzo, 85 nuove fiere su 86 hanno chiuso i battenti dopo la prima edizione-Il Sole 24 Ore) ho l'orgoglio di veder nascere e crescere, nella 'nostra' Fiera, progetti ambiziosi che già nel corso del 2013 tutti i cittadini potranno toccare con mano: da Eataly, che darà lavoro a 170 persone, a Hub, dal nuovo centro congressi, al nuovo Palazzo delle nazioni appena appaltato, al Medi Stone, la Fiera del marmo".

Infine afferma di essere "anche un po' triste. Per prima cosa perché la conclusione del mio rapporto con la Fiera nasce anche da una iniziativa dei revisori dei conti che, a parere di esperti, è del tutto irrituale, nei modi e nei contenuti. Ma su questo, con più competenza e autorità del sottoscritto, si pronuncerà la commissione centrale per i revisori legali del ministero dell'Economia".

E perché - conclude Viesti - "come ogni essere umano che non sia divorato dalla presunzione dell'infallibilità, so di aver fatto degli errori. Primo fra tutti, non aver capito subito che i tempi di una programmazione strategica e di un piano industriale ambizioso non coincidono con quelli a cui oggi è costretta la politica, assediata da un meccanismo perverso di conquista del consenso che spesso la costringe al sacrificio di idee innovative sull'altare del risultato mediatico".

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