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Crisi Natuzzi, azienda e sindacati trovano l'accordo: contratto di solidarietà per 1400 lavoratori

Dopo cinque ore di confronto nel vertice romano raggiunta una bozza di intesa che dovrà ora passare al vaglio dei dipendenti. Soddisfatta la Feneal Uil: "Il miglior accordo possibile"

Sindacati e azienda trovano un accordo. Dopo cinque ore di confronto a Roma, i rappresentanti dei lavoratori Natuzzi e vertici aziendali hanno raggiunto una bozza di intesa per far fronte alla crisi attraversata dal gruppo industriale.

L'ACCORDO - La bozza di intesa, che dovrà ora essere vagliata e accettata dai lavoratori di tutti gli stabilimenti, prevede: contratto di solidarietà per 1400 lavoratori; ritorno al lavoro, sempre con il contratto di solidarietà, per un centinaio di dipendenti attualmente in cassa integrazione; cassa integrazione straordinaria per 309 persone, con l’impegno di riassorbirle nel tempo nelle cosiddette “newco”; anticipazione della solidarietà da parte dell’azienda. E ancora: il congelamento del 60% degli scatti di anzianità per i prossimi quattro anni e il blocco delle 64 ore di permessi cosiddetti “Rol” per tutto il periodo della solidarietà.
 
IL COMMENTO DELLA FENEAL UIL - "La sensazione è quella di aver raggiunto il miglior accordo possibile, viste anche le premesse da cui eravamo partiti. Naturalmente è presto per fare qualsiasi valutazione perché ora ci sono da effettuare tutti i passaggi tra le rappresentanze dei lavoratori e tra i lavoratori stessi. Se vi sarà condivisione, si potrà poi andare alla sottoscrizione dell’accordo vero e proprio col Ministero del Lavoro. Noi lavoreremo per questo”, commenta il segretario generale della Feneal Uil di Puglia, Salvatore Bevilacqua. In generale, i sindacati si dicono soddisfatti per un'ipotesi di accordo che nella sostanza “non lascia a terra nessuno”.

“E’ chiaro che si è reso necessario trovare un punto d’incontro – spiega Bevilacqua – e per questo tutte le parti al tavolo hanno dovuto fare qualche passo indietro e concedere qualcosa. Ma questo, di fronte al risultato finale, è il minore dei mali. Semmai, c’è da sperare che i lavoratori comprendano che sostanzialmente siamo di fronte ad un buon accordo e che soprattutto nei prossimi anni il mercato dia risposte positive, in maniera da poter riassorbire tutti mettendosi alle spalle questo difficile periodo”.

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