Giovedì, 28 Ottobre 2021
Economia

Crisi, Uil Puglia: "Ripresa? Nel 2016 sarà stagnazione occupazionale"

Dal mondo del lavoro alla sanità, passando per la questione ambientale, le previsioni del sindacato per il nuovo anno: "Nel 2015 ripresa al lumicino, 2016 confermerà tendenza"

Il 2016 anno della ripresa e dell'uscita dalla crisi? Non ne è affatto convinta la Uil Puglia, che questa mattina ha illustrato le previsioni elaborate sulla base dei dati del proprio Ufficio Politiche Territoriali e Mercato del Lavoro. Una 'panoramica' completa, dal mondo del lavoro alla sanità, dalla questione rifiuti a quella dei trasporti. A presentare l'analisi della situazione regionale secondo il sindacato, il segretario regionale, Aldo Pugliese.

"Nel 2015 abbiamo assistito a una ripresa con il lumicino e, stando ai dati in nostro possesso, nel 2016 verrà confermata la medesima tendenza. Infatti, se nel 2014 i disoccupati in Puglia erano 313mila circa, a chiusura del 2015 sono stati 278mila e, nel 2016, secondo le previsione del nostro Ufficio Politiche Territoriali e Mercato del Lavoro, i pugliesi in cerca di occupazione saranno 243mila (con un tasso di disoccupazione medio del 17,7 %, ben distante dall’11,1% pre-crisi e dal 9,1 dell’attuale media europea), senza dimenticare i così detti Neet (senza lavoro e non in fase di formazione), pari a circa 350mila sul territorio regionale. Ciò significa che la crescita esponenziale invocata dal Governo che sponsorizza le famose riforme non ci sarà, anzi proprio il Jobs Act finirà per scippare fondi vitali per il Mezzogiorno drogando, in cambio il mercato del lavoro, in quanto ogni nuovo posto fisso creatosi in Puglia costerà, alle tasche dei cittadini, oltre 25mila euro, senza peraltro alcuna certezza di stabilità oltre il triennio di decontribuzione per l’azienda", ha commentato Pugliese.

In Puglia, ha rimarcato ancora il segretario regionale, "siamo di fronte a uno stato di stagnazione occupazionale che rischia di incancrenirsi, o addirittura di svoltare verso una nuova flessione qualora grandi incognite produttive come quella dell’Ilva e del suo indotto dovessero precipitare. Infatti, non esistono pozioni magiche per rilanciare il mercato del lavoro se la produzione continua a crescere dello zero virgola come sta accadendo in questi mesi".

Anche le proiezioni sulla disoccupazione giovanile confermano tale tendenza: “Nel 2016 sarà del 58,1%, esponenzialmente alta rispetto alla media europea, ancora troppo alta per una regione che vuole davvero intraprendere un percorso di crescita e di sviluppo. Un percorso di crescita e di sviluppo che non può essere improvvisato, ma si costruisce con investimenti mirati, a cominciare dalle infrastrutture, che aiutino la Puglia a tirarsi fuori dallo stato di isolamento in cui è precipitata in questi anni, ferendo a morte settori strategici come il commercio e l’industria. Aeroporti di Puglia, Ferrovie Sud Est e trasporti in generale, al netto degli scandali e delle inchieste, pagano una carenza di progettualità, di competenze e di trasparenza che sta allargando a dismisura la forbice con il resto del Paese e con l’Europa. Non è possibile che i cittadini pugliesi debbano muoversi su treni da far west e che due dei quattro aeroporti regionali siano di fatto chiusi ai voli passeggeri, mentre il turismo locale, in netta ripresa, chiede la spinta propulsiva decisiva per spiccare il volo. Del resto, lo stesso ambasciatore statunitense, nel corso di una visita in Puglia, ha fornito una fotografia chiara del territorio: con una burocrazia così farraginosa e senza infrastrutture, attrarre investimenti esteri è pressoché impossibile”.

Male anche la questione ambientale: “Il ricorso alle discariche è ancora la regola e non già l’eccezione. La Regione Puglia ha promesso di puntare all’obiettivo rifiuti zero, ma per ora siamo solo all’anno zero, con il risultato che il maggiore fattore inquinante del territorio è proprio la Regione”.

“La Sanità – chiosa Pugliese – merita un capitolo a parte. All’alba del 2016 ci ritroviamo sul groppone due problemi che non conciliano certo il sonno: un debito di 124 milioni solo il parte coperto e l’assenza di personale a causa della nuova normativa europea che impone lo stop tra un turno e l’altro, a cui obbiettivamente in Puglia ci siamo fatti trovare impreparati. Bene ha fatto il presidente Emiliano a istituire un tavolo che coinvolge sindacati e parti sociali, ma l’idea, più volte ventilata dallo stesso presidente, di chiudere 26 ospedali non ci trova né ci troverà d’accordo. Inoltre, contare tra le strutture disponibili, nell’ambito del piano ospedaliero regionale, gli ospedali San Cataldo di Taranto – nato dalle ceneri del clamoroso fallimento dell’operazione San Raffaele – e di Monopoli-Fasano è un errore grossolano: allo stato attuale delle cose, pensare che potrebbero entrare in funzione tra dieci anni, sarebbe già un’esagerazione di ottimismo. E poi, nel corso della gestione Vendola sono stati chiusi ben 22 ospedali, con gli effetti che tutti ricordiamo: possibile che nulla si apprenda dal passato?”.
 

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