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Tra Dad e smart working, le aziende rosa pugliesi messe alla prova dalla pandemia: "Fare impresa rischia di diventare missione impossibile"

L'analisi di Confartigianato: per le donne, più gravate dalle nuove modalità di studio dei figli ma non solo, fare impresa rischia di diventare ancora più arduo a causa delle difficoltà nella conciliazione vita-lavoro

Tempi difficili per tutte le attività, ma in particolare per le imprese in «rosa» pugliesi. La pandemia rischia infatti di rappresentare una vera e propria gelata sulle attività imprenditoriali femminili a causa delle difficoltà nella conciliazione vita-lavoro.

Sono 77.621 le aziende femminili attive in Puglia, sul totale di 328.672 imprese attive. Questa la suddivisione per settore: agricoltura, silvicoltura e pesca 23.546 aziende attive; commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli 21.903; attività di servizi alla persona 6.951; attività dei servizi alloggio e ristorazione 6.670; attività manifatturiere 4.355; costruzioni 2.635; noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese 2.147; attività professionali, scientifiche e tecniche 1.609. A seguire i settori meno rappresentativi (rilevazioni del Centro studi di Confartigianato Imprese Puglia).

«Con grandissima difficoltà siamo riusciti, in Puglia, a stabilizzare il numero di attività imprenditoriali guidate da donne. Di questo passo però, senza adeguati supporti o correttivi, continuare a fare impresa rischia di diventare una missione impossibile»: è quanto denuncia la presidente di Confartigianato Donne Impresa Puglia, Marici Levi. È infatti sulla popolazione femminile che ricadono in gran parte gli effetti collaterali delle nuove modalità di studio dei figli (la didattica a distanza) e di lavoro (lo smart working).

In particolare, secondo la presidente, «una gestione dell’emergenza appiattita sulla didattica a distanza (Dad) e priva di adeguati contrappesi sotto il profilo della cura dei minori, rischia di infliggere il “colpo di grazia” alle imprenditrici, su cui si scarica completamente il peso di queste scelte. Le imprenditrici non possono contare sugli strumenti a disposizione delle dipendenti come ferie e permessi, né possono assentarsi dal lavoro perché spesso sono titolari di laboratori o botteghe ove la loro presenza è indispensabile, non sostituibile. Per questo –  aggiunge la presidente – chiediamo che si intervenga subito, intensificando gli sforzi sul fronte delle misure organizzative e della loro efficacia».

In particolare, negli ultimi anni le attività in «rosa» hanno dato slancio all’anima artigiana delle produzioni italiane: è forte, infatti, la correlazione tra le donne e il mondo della creatività. «Già in tempi ordinari – aggiunge la presidente – era arduo per un’imprenditrice riuscire a mantenere l’equilibrio tra vita familiare e lavoro. Sempre più spesso, infatti, agli impegni correlati ai figli si aggiunge anche la cura dei parenti anziani e non autosufficienti. L’avvento del Covid ha esasperato oltre ogni limite questa difficoltà. Il settore artigiano è tra quelli all’avanguardia per aver sviluppato un proprio sistema di welfare contrattuale. La stessa Regione Puglia ha creato, con il nostro Ente Bilaterale di settore (Ebap), un Fondo pubblico-privato per il sostegno ai genitori e alla conciliazione vita-lavoro. Tuttavia – conclude – c’è ancora molto da fare per centrare l’obiettivo: mettere ogni donna nella condizione di non dover più fare una dolorosa scelta tra famiglia e lavoro, consentendole di costruire il proprio destino in piena libertà».

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