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Economia

Comunità energetiche, è barese il primo saggio in Italia sul tema. L'autore: "Ancora poche progettualità attive nel Barese"

"Comunità energetiche. Esperimenti di generatività sociale e ambientale" è il titolo del saggio scritto dall'ingegnere edile Giuseppe Milano e pubblicato da Pacini Editore. "La Puglia è tra i territori più virtuosi in Italia per produzione di energia da fonti rinnovabili" racconta

Il libro “Comunità energetiche. Esperimenti di generatività sociale e ambientale” è il primo in Italia ad affrontare il tema delle comunità energetiche? Come nasce l'idea?

Si, questo volume è il primo in assoluto in Italia che offre una panoramica non solo teorica a partire dal nuovo quadro normativo comunitario di riferimento, ma anche pratica ed esperienziale venendo descritte alcune buone pratiche, con focus complementari su povertà energetica ed agrivoltaico, con l’intento di stimolare il protagonismo di Comuni, Pa, imprese, parrocchie, realtà del terzo settore. Le comunità energetiche, infatti, sono un nuovo modello di aggregazione socio-territoriale che consente, se correttamente progettate e realizzate, di ottenere cospicui benefici sociali, ambientali ed economici. Con le comunità energetiche nasce la figura del “prosumer”, ossia di colui che contemporaneamente è sia produttore sia auto-consumatore di energia pulita. L’idea del volume, dunque, nasce, oltre che dal mio percorso di ingegnere e urbanista da tempo attento alla sostenibilità, dalla volontà di offrire un piccolo, ma utile, contributo al dibattito pubblico sui temi interconnessi della riduzione dei combustibili fossili e della diffusione delle energie rinnovabili.

Perché il tema non era stato affrontato finora?

Il 24 gennaio scorso, dopo l’approvazione della proposta italiana da parte della Commissione Europea e il contestuale passaggio alla Corte dei Conti, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con quasi due anni di ritardo rispetto all’iniziale cronoprogramma, ha pubblicato il tanto atteso decreto che “liberalizza” le esperienze di autoconsumo diffuso e di comunità energetiche. L’assenza di questo provvedimento, a cui è associato un vademecum operativo prodotto dal Gestore dei Servizi Energetici, impediva fino ad oggi l’effettiva nascita delle comunità energetiche per l’impossibilità di collegarle alla rete nazionale di distribuzione e trasmissione. Ora, invece, si può e si deve partire per davvero.

Quali vantaggi portano le comunità energetiche al territorio e ai singoli fruitori?

La Commissione Europea parla espressamente di “democratizzazione dell’energia” perché con le comunità energetiche si migra da un modello puntuale basato su grandi impianti in capo a grandi player del mercato dell’energia a un modello diffuso e policentrico costituito da una pluralità di impianti medio-piccoli tra loro interconnessi in capo alle realtà pubbliche e private che abilitano i territori. I vantaggi, pertanto, sono ambientali, sociali ed economici. Ambientali, perché più velocemente andremmo oltre i combustibili fossili. Sociali perché si favorisce l’inclusione, la cooperazione e lo scambio, nell’idea che “da soli non c’è storia”. Economici, infine, perché partecipando ad una comunità energetica si possono ridurre le bollette dal 20% al 30% e beneficiare di incentivi statali erogati dal Gestore dei Servizi Energetici.

Qual è la situazione in Puglia e in particolare nella provincia barese?

In Puglia e in Provincia di Bari, come in tutta Italia, le esperienze non sono ancora tantissime, con poche progettualità pilota che possono essere valutate per la qualità della loro visione, con gli impatti socio-ambientali ed economici che potranno essere misurati tra qualche mese una volta entrati pienamente nel regime operativo. Nel nostro territorio, tuttavia, meritano una menzione le esperienze di Biccari, sui Monti Dauni; di Santeramo, dove il supporto tecnico è fornito dalla cooperativa energetica nazionale ènostra; di Bari, dove si sta spendendo molto la Diocesi per realizzare iniziative dall’alta generatività; di Brindisi e infine di alcuni piccoli Comuni del basso Salento che hanno deciso di avviare insieme una comunità energetica facendo parte della stessa cabina primaria (ossia il polo infrastrutturale di distribuzione e trasmissione del flusso energetico che definisce il perimetro geografico della comunità energetica).

Cosa si potrebbe fare di più per incentivarne la nascita?

Sicuramente parlarne di più e meglio su tutti gli organi di stampa locali, oltre che sui social, perché una cittadinanza informata è una cittadinanza responsabilizzata. Noi oggi abbiamo il bisogno di riscoprire il “mestiere”, difficilissimo, del cittadino, di colui che non rivendica soltanto i propri diritti o li esercita nel momento del voto, ma che riconosce pure i propri doveri. E oggi occorrerebbe avvertire l’urgenza della crisi climatica, che è anche sociale ed economica, per rivisitare virtuosamente i nostri stili di vita e i nostri consumi. Il tema, solo apparentemente, è per tecnici, ma è davvero alla portata di tutti. Le comunità energetiche, come scrivo nel libro di cui sono autore e pubblicato da Pacini, sono una possibile via per riscoprire il gusto della cittadinanza attiva che richiede cooperazione e impegno, potendo mediante esse contrastare il fenomeno crescente della povertà energetica, ma anche supportare il processo di riqualificazione energetica del nostro vetusto patrimonio immobiliare.

La transizione energetica in Puglia come sta andando avanti? Siamo virtuosi rispetto al resto dell'Italia?

Si. Ci sono aspetti normativi, esecutivi e tecnici da chiarire e perfezionare, ma la Regione Puglia è tra i territori più virtuosi in Italia per produzione di energia da fonti rinnovabili, con numerosi progetti anche innovativi ed evoluti di eolico offshore, come anche di agrivoltaico (ossia la possibilità di produrre energia su territori agricoli senza comprometterne la produttività). Non bisogna perdere il treno delle risorse comunitarie per trasformare la Puglia in un modello internazionale virtuoso, disponendo di tutte le tecnologie e il capitale umano necessario per il salto di qualità. Ai decisori politici, semmai, si chiede di accelerare i processi autorizzativi, di creare le condizioni perché aumentino le opportunità di investimenti e di favorire il rientro dei talenti più qualificati che oggi lavorano altrove.

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